Dopo il successo della controversa campagna virale “Ice Bucket Challenge” a favore della ricerca contro la sclerosi laterale amiotrofica, si replica con una modalità simile, stavolta per raccogliere fondi da destinare alla ricerca contro il tumore ovarico

Si tratta di una patologia tra le più subdole, a causa della vaghezza dei sintomi, che rendono difficile la diagnosi in tempi utili per poter intervenire efficacemente. A scendere in campo per la ACTO Onlus sono anche stavolta alcune celebrità, che in questa circostanza però non si esibiscono in docce gelate auto-inflitte ma in fotografie in bianco e nero che portano la firma di Dirk Vogel. I Vip vengono ritratti mentre tengono in mano cartelli con varie scritte riguardanti l’importanza della ricerca, di una diagnosi precoce e di controlli accurati per cercare di combattere questa terribile patologia, che sembra possa essere causata anche dall’uso eccessivo di borotalco nelle parti intime.

Una patologia subdola e poco conosciuta

Battezzata “Scatti d’energia. Insieme contro il tumore ovarico”, la campagna partirà da Piazza Cordusio a Milano per poi arrivare anche a Roma e Napoli. L’obiettivo è sempre quello della consapevolezza: si tratta di una neoplasia che colpisce 5 mila donne solo in Italia, 250 mila in tutto il mondo. Una statistica recente parla di sei donne su dieci all’oscuro dell’esistenza di questa malattia, e sette su dieci sono ignare dei sintomi. Per questo la ACTO Onlus ha invitato i cittadini a partecipare alla campagna con un selfie accompagnato da un messaggio per sottolineare l’importanza della prevenzione e della tempestività di una diagnosi.

I sintomi

Come precedentemente detto, purtroppo i sintomi di questa patologia sono molto vaghi e comuni: gonfiore addominale, dolori quali crampi o fitte e alterazione dell’alvo. Ciò nonostante, nel 80% dei casi risulta asintomatico fin dopo aver raggiunto uno stadio oramai avanzato, rendendo ancora più complicata la guarigione e maggiormente subdola la malattia. Se scoperto nelle prime fasi, la prognosi è ottima invece, col 90% delle pazienti che superano i primi cinque anni di malattia. Esiste tuttavia una forte componente genetica ed ereditaria, ecco perché gli specialisti raccomandano particolare attenzione alle donne con una storia di patologia tra parenti di primo grado.