Home salute e benessere Crollo nascite, colpa della crisi. Italia divisa su fecondazione eterologa

Crollo nascite, colpa della crisi. Italia divisa su fecondazione eterologa

Dall’indagine del Censis sul tema “Diventare genitori oggi. Indagine sulla fertilità/infertilità in Italia”, emergono con chiarezza due evidenze: il crollo delle nascite, da imputare soprattutto alla crisi economica, e opinioni divergenti sulla fecondazione eterologa

Resta immutata invece l’idea di mettere al mondo un figlio come obiettivo fondamentale nella vita. Tuttavia, la realtà evidenzia un Paese in cui i livelli di natalità non erano mai scesi così in basso. Se l’opinione comune considera anche i problemi di fertilità come un fattore responsabile di questo crollo, la prima responsabile resta la grave e persistente crisi economica.

Tutti dovrebbero avere diritto ad avere figli

E se è vero che in Italia la religione condiziona molto sui temi dell’inseminazione/fecondazione omologa ed eterologa, riguardo a quest’ultima gli italiani mostrano opinioni più convinte, anche se rivelano una scarsa informazione a riguardo:

le limitazioni per le coppie non sposate e gli omosessuali andrebbero superate, così come la disomogeneità di offerta dei trattamenti sul territorio nazionale.

Il diritto ad avere un figlio dovrebbe essere esteso a tutti, secondo gli italiani. Ma anche qui, le percentuali sono differenti: se per il 46% degli italiani avere figli è legittimo per i single, solo il 29% lo ritiene accettabile anche per le coppie omosessuali.
La ricerca del Censis, in collaborazione con la Fondazione Isba, è stata presentata stamattina a Roma alla presenza di Ketty Vaccaro, responsabile settore welfare e sanità del Censis e di Giuseppe Zizzo, segretario della Fondazione Ibsa.

“Le profonde implicazioni sociali e morali emerse dalla ricerca – ha dichiarato Izzo – evidenziano come il Paese sia più avanti di quanto emerga dal dibattito quotidiano. Il fatto che il 2013 sia stato l’anno in cui in assoluto si sono fatti meno figli deve farci riflettere sugli effetti profondi che il perdurare della crisi sta producendo sul vissuto reale del Paese di oggi e del futuro”.

Genitori? Almeno dopo i 35 anni

Dall’indagine emerge come la realizzazione personale degli individui passi attraverso il diventare genitori, indipendentemente dai sacrifici economici di questa scelta.

Un dato che certamente fa riflettere è quello che evidenzia che solo il 29,8% di chi ha meno di 35 anni è genitore. Un dato che fa riflettere: tra chi ha meno di 35 anni, solo il 29,8% è genitore. Rispetto al passato, quando i figli si mettevano al mondo intorno ai 20 anni, l’età per la procreazione è posticipata, tanto che il 46% degli intervistati dice che ci si deve cominciare a preoccupare di non avere ancora figli non prima dei 35 anni. L’esperienza di diventare genitori è importante per entrambi i sessi, come dichiara l’86,2% del campione.

L’88% degli intervistati afferma di sapere che in Italia si fanno pochi figli. Sono 62.000 i nati in meno all’anno: nel 2008 erano 576.659 e si è scesi a 514.308 del 2013.

Questo drastico calo è imputabile secondo gli italiani soprattutto alla crisi economica, ma anche a politiche sociali insufficienti: il 61% del campione intervistato sostiene che le coppie sarebbero più propense ad avere figli se gli interventi pubblici migliorassero, tanto per fare un esempio.

Italiani e consapevolezza sulla fecondazione

E riguardo alla fecondazione cosa pensano gli italiani?
Il 45% ammette di saperne poco, mentre il 15% si dichiara per nulla informato. Il 40% conosce il problema e di questo un 16% è coinvolto direttamente. Il 50% è consapevole che il problema dell’infertilità può dipendere da entrambi i sessi, ma un 33% ritiene che nella maggior parte dei casi il non riuscire ad avere figli sia legato alla presenza di problemi di entrambi i partners: responsabili soprattuto lo stress, anomalie organiche, ovariche o ormonali; circa l’11% del campione addita come causa i problemi maschili e un 6% i difetti del liquido seminale. Il 23% non sa proprio cosa rispondere in merito. Il ginecologo resta la figura di riferimento per il 63%.

Italia spaccata in due sulla fecondazione eterologa

L’85% degli italiani si dice favorevole all’inseminazione omologa in vivo e il 73% a quella in vitro. E’ su quella eterologa che l’Italia si divide a metà: il 40% degli italiani è favorevole all’uso di gameti esterni alla coppia, percentuale che scende, ma non troppo, al 30% tra i credenti e sale al 65% tra i non credenti; il 35% si dice favorevole alla diagnosi pre-impianto, solo il 14% alla maternità surrogata (il cosiddetto l’utero in affitto) e il 9,5% si schiera a favore della possibilità di scegliere prima il sesso del nascituro.

Una carenza incredibile riguarda  la conoscenza della legge 40 che regola la procreazione medicalmente assistita (Pma): solo l’11% del campione afferma di sapere che in Italia c’è una normativa che regola la materia e inoltre si dichiara non soddisfatto per come viene applicata, sia perché disomogenea sul territorio nazionale sia per le limitazioni poste alle coppie.