Gli effetti della cocaina sul cervello possono essere devastanti, portando l’organo all’autofagia: le cellule cerebrali si auto-divorano sotto l’effetto della droga

Può il cervello diventare cannibale? In certe condizioni sì. E’ quanto illustrato da uno studio condotto dall’americana John Hopkins University School of Medicine, che ha messo in relazione l’abuso di cocaina, il cui consumo ha avuto un’impennata negli ultimi tempi, e la capacità delle cellule cerebrali di autodistruggersi.
La ricerca mette in luce che l’assunzione di dosi elevate di questa droga porterebbe ad un vasto fenomeno di autofagia cerebrale, per tutta la durata dell’effetto psichico indotto dall’inalazione della polvere bianca. Inoltre, un recente studio ha dimostrato che è sufficiente una singola dose per alterare la facoltà di identificare le emozioni, soprattutto se sono negative.

Eliminate le cellule considerate “spazzatura”

Gli scienziati hanno monitorato le condizioni di salvaguardia dei neuroni in un gruppo di cavie da laboratorio, a cui erano state somministrate elevate dosi di cocaina, arrivando ad osservare in quale misura e come avveniva la distruzione dei neuroni. La conclusione è preoccupante e rivela come questa droga possa danneggiare i tessuti cerebrali in maniera molto più ingente di quanto si credesse. Un fenomeno che avviene anche in modo graduale, oltre che per l’assunzione di dosi massicce della sostanza.
E’stato infatti osservato che il consumo di sostanze stupefacenti porta allo svuotamento delle normali componenti delle cellule, che vengono riempite di “spazzatura”, spingendo le cellule simili a metterne in atto l’eliminazione.
Pubblicato su Pnas, lo studio ha anche l’obiettivo di mettere in guardia sull’abuso ma anche sull’uso moderato di cocaina, illustrando i veri effetti nocivi sul cervello soprattutto per chi ancora non crede che il proprio patrimonio cellulare si possa deteriorare a causa del consumo di questa droga. Spacciata anche tramite Internet, la cocaina non solo aumenta del 700%il rischio di ictus, ma è anche causa dell’aumento dei casi di infarto nei più giovani. Di recente è stato anche ottenuto un antibiotico in grado di combattere l’astinenza da questa sostanza e uno studio italiano ha scoperto una nuova efficace cura per la dipendenza, basata su stimolazioni magnetiche.