Alzheimer, scoperta la molecola che ringiovanisce il cervello

Secondo i ricercatori inglesi chi ha subito un forte trauma cranico potrebbe essere più a rischio di sviluppare il morbo di Alzheimer con l’avanzare dell’età

Il principale responsabile della patologia sarebbe una forma alterata della proteina beta amiloide, che si accumula nel cervello sotto forma di placche, portando i neuroni alla morte. Attualmente in tutto il mondo i malati di questa patologia, di cui è stata scoperta la causa e anche individuato il meccanismo di formazione, sono oltre 26 milioni, di cui 800 mila soltanto in Italia.  

Le placche nel cervello

Sarebbe proprio la formazione di queste placche amiloidi l’oggetto di studio di alcuni scienziati inglesi, che hanno preso spunto da precedenti ricerche sui traumi cranici, che avevano già rilevato la presenza di queste placche mediante risonanza magnetica. Altri studi avevano evidenziato che le persone che hanno subito un trauma cranico risultano più predisposte a sviluppare demenza senile.

Gli studiosi hanno voluto quindi verificare se a distanza di anni dal trauma il cervello presenti ancora i segni. Sono state quindi analizzati tre gruppi di persone sane, malate di Alzheimer e in buona salute ma con un passato di trauma cranico.

Un nesso ancora da confermare

Si è scoperto così che anche a distanza di 10 anni è possibile riscontrare la presenza delle stesse placche già rilevate subito dopo l’incidente. Naturalmente al momento non è ancora possibile dimostrare un nesso certo di causa-effetto tra presenza di placche e insorgere di demenza senile, questo risultato però, anche se dovrà essere confermato con un’analisi a più largo raggio, fornisce già indicazioni utili ai ricercatori sulle persone a rischio e potrà essere utilizzato per cercare di rallentare il più possibile la formazione di queste placche dopo un trauma subito.