L’University College di Londra ha sviluppato una nuova terapia virtuale per sconfiggere la depressione, basata su un avatar

La realtà virtuale può salvare una persona dal tunnel della depressione, una malattia che l’uomo moderno ha ereditato dai geni dell’uomo di Neanderthal? La risposta è affermativa e arriva da uno studio su 15 pazienti pubblicato sulla rivista British Journal of Psychiatry Open. Si tratta di una terapia virtuale, che consiste nell’indossare delle cuffie e una specie di occhiale dotato di schermo in cui appare un avatar di dimensioni reali, una sorta di alter ego in cui il paziente può ritrovare se stesso.

Immedesimarsi nell’avatar per guarire

In questo modo la persona che soffre di depressione arriva a immedesimarsi nell’avatar, in un processo che si svolge in due tempi. Prima il paziente impara gradualmente a non essere ipercritico nei confronti di se stesso e a volersi più bene, poi nello schermo viene introdotto un nuovo personaggio: un bambino in lacrime.  Al paziente viene chiesto di guidare l’avatar perché consoli il piccolo. Così l’immedesimazione si trasferisce dall’avatar al bambino, che viene consolato e quindi torna progressivamente a sentirsi meglio.

La prima fase è stata condotta su un gruppo di volontari sani, che hanno testato gli effetti di questa terapia con sessioni immersive. La seconda fase ha invece coinvolto 15 paziente depressi, di età compresa tra i 23 e i 61 anni. Si tratta di una sperimentazione importante, che potrebbe aprire la strada a un nuovo rivoluzionario percorso terapeutico per una malattia che costa 4 miliardi all’anno e che viene riconosciuta e curata solo da un italiano su tre.