Home salute e benessere Abbuffate incontrollate, una molecola può stoppare il bisogno di mangiare

Abbuffate incontrollate, una molecola può stoppare il bisogno di mangiare

Individuato il meccanismo che porta a mangiare troppo: si può fermare attivando un recettore specifico

Spesso dietro all’obesità di molte persone si nasconde un impulso irrefrenabile a mangiare oltre misura, una fame che diventa patologica e compulsiva, impossibile da frenare. Eppure da anni la genetica cerca ti trovare la chiave per risolvere questo impulso e aiutare chi ha problemi di questo tipo ad uscirne. Di recente studiando il Dna di un pesce messicano si è scoperto che il gene MC4R è capace di rallentare il metabolismo anche negli umani, nei quali era già noto infatti come “l’interruttore dell’anoressia”. Per fermare il cosiddetto binge eating, la tendenza a concedersi gigantesche abbuffate, una ricerca ha scoperto che potrebbe essere efficace anche l’uso di un farmaco normalmente usato per curare l’Alzheimer. A un altro studio si deve invece la scoperta di una proteina che aiuterebbe a tenere l’obesità sotto controllo, così come sarebbe un toccasana l’assunzione di un fungo cinese chiamato Ganoderma Lucidum, dalle straordinarie proprietà benefiche per la salute.

La genetica oltre ai fattori ambientali

Sulla scia di questi studi, una ricerca della Boston University, coordinata dai ricercatori italiani Pietro Cottone e Valentina Sabino e pubblicata su Neuropsychopharmacology ha rivolto l’attenzione su un recettore chiamato TAAR1, che se attivato dalla molecola RO5256390 sarebbe in grado di arrestare l’eccessivo impulso a mangiare.

Fermo restando che il disturbo che porta ad abbuffarsi in modo incontrollato deriva spesso da fattori legati al contesto in cui si vive o allo stress eccessivo, i ricercatori hanno individuato il recettore fra quelli legati alla sfera dell’autocontrollo, situato nei neuroni della corteccia prefrontale. I test hanno evidenziato che il recettore è usato molto poco durante il quotidiano funzionamento del cervello e stimolandone il funzionamento è in grado di interrompere la ricerca compulsiva di cibo.