L’Oms lancia l’allarme, il male oscuro aumentato del 20% in 10 anni

Non è la prima volta che l’Organizzazione Mondiale della Sanità diffonde dati preoccupanti relativi all’aumento di casi nel mondo di depressione, tanto che la malattia sarà nel 2020 al secondo posto tra le cause di invalidità.

Solo la metà si cura

l cosiddetto “male oscuro”, che secondo alcuni studi avrebbe ereditato dai geni dell’uomo di Neanderthal, è diventata oggi la malattia più temuta da un italiano su tre. Questa condizione è cresciuto di quasi il 20% in dieci anni e sarà il tema al centro della Giornata mondiale della Salute che si celebrerà il 7 aprile. Una ricerca americana ha scoperto che la depressione si può trasmettere geneticamente da madre a figlia, rilevandone l’impronta cerebrale lasciata solo nel patrimonio genetico delle figlie femmine. Secondo i dati diffusi dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms), a soffrirne sono ben 322 milioni di persone, pari al 4,4% della popolazione mondiale, con un’incidenza maggiore tra le donne (5,1%) rispetto agli uomini (3,6%).

Dal 2005 al 2015 la depressione è cresciuta del 18,4% dei casi, ma solo la metà di chi ne è colpito si cura adeguatamente, proporzione che cala al 10% in alcuni paesi poveri. Proprio da questa scarsa consapevolezza diffusa nasce lo slogan pensato per la  Giornata mondiale della Salute 2017, che sarà ”Depressione, parliamone” (Depression: Let’s talk).

I sintomi

L’idea è quella di sensibilizzare chi soffre di questa malattia a parlare dalle propria condizione e cercare aiuto all’esterno. Si tratta però purtroppo di una patologia subdola, che si manifesta inizialmente con una tristezza costante, scarsa stima di sé e perdita di interesse nei confronti delle attività quotidiane. Spesso si ha anche poco appetito, disturbi del sonno, scarsa concentrazione e apatia. Nei casi più gravi si arriva purtroppo persino al suicidio, come dimostrano i dati del  2015 che rivelano il decesso di ben 788.000 persone a causa della depressione. A livello mondiale questa malattia rappresenta l’1,5% di tutti i decessi ed è la seconda causa di morte tra i giovani tra i 15 ed i 29 anni di età.

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