Aumentano le informazioni genetiche sulla Sclerosi Laterale Amiotrofica

Una ricerca dell’Irccs Istituto Auxologico Italiano in collaborazione con il Dipartimento di Fisiopatologia medico-chirurgica e dei trapianti con il “Centro Dino Ferrari” dell’Università di Milano, inisieme alla Fondazione Irccs “Carlo Besta”, ha portato alla scoperta di un nuovo gene, l’Annessina A11, che si aggiunge al puzzle genetico della Sla.

«Da un’analisi dell’insieme degli esoni del genoma umano codificante per le proteine, l’esoma, corrispondente a circa l’1 per cento del Dna totale, in 751 pazienti affetti da Sla familiare a gene sconosciuto – spiega Vincenzo Silani, professore di Neurologia dell’Università di Milano e tra i firmatari dello studio – sono state identificate sei mutazioni del gene Annessina A11 e ciò ha indotto a studiare anche una ulteriore serie di 180 pazienti affetti da Sla sporadica con riscontro di sei pazienti mutati. Dimostrando un comune aplotipo, i pazienti mutati indicano così anche di aver una comune origine in Europa».

Nuove informazioni per nuovi approcci terapeutici

«Le prove funzionali per definire la patogenicità del nuovo gene – precisa Antonia Ratti dell’Università di Milano, tra gli autori dello studio – hanno dimostrato che l’espressione della proteina mutata in modelli cellulari in vitro induce, come atteso,  la formazione di aggregati intracellulari insolubili con ridotto legame della Annessina A11 alla proteina calciclina. L’ Annessina A11 è una proteina legante i fosfolipidi che forma vescicole appunto di fosfolipidi tramite calcio, è altamente implicata quindi nell’apoptosi, cioè la morte cellulare, esocitosi e citochinesi, localizzandosi in associazione alla calciclina che, per ridotto legame con la Annessina A11 mutata, tende appunto a formare aggregati patologici».

La percentuale di portatori della mutazione per il gene Annessina A11 risulta dell’1 per cento nelle forme familiari e dell’1,7 per cento nelle forme sporadiche, un risultato che garantisce una significatività nella definizione dei geni patogenetici relativi alla Sla. «L’identificazione di questo nuovo gene amplifica le nostre conoscenze e ci indirizza verso un approccio personalizzato di sottogruppi di pazienti» – concludono i ricercatori.
Secondo studio americano sembra che esista un modo per rallentare la progressione di questa gravissima patologia con una dieta ricca di calorie, anche se ancora non esiste una cura definitiva in grado di sconfiggerla.