Amazon pur di evitare di finire in tribunale per evasione fiscale si è accordato con l’Agenzia delle Entrate per pagare 100 milioni di euro di tasse evase

L’Agenzia delle Entrate sta usando il pugno di ferro nei confronti delle multinazionali del web che evitano di pagare il giusto apporto di tasse nel nostro Paese. Quest’ultime sembrano oggi diventate molto più collaborative rispetto al passato e anche Amazon ha deciso di chinare il capo per evitare di finire in tribunale dopo l’inchiesta per evasione fiscale avviata dalla Procura della Repubblica di Milano. Il colosso dell’e-commerce, che è stato pubblicamente attaccato da Spotify e altre piattaforme di streaming per la sua politica riguardo la musica, è disponibile a pagare 100 milioni di euro come compensazione per le mancate imposte.

Il Nucleo di Polizia Tributaria della Guardia di Finanza di Milano ha accertato che Amazon ha realizzato in Italia “una stabile organizzazione” per trasferire i propri introiti verso la sede principale in Lussemburgo sotto forma di costi per i servizi e usufruire così degli aiuti fiscali corrisposti dal piccolo Paese europeo, che per questo motivo è stato deferito dalla Commissione Ue insieme all’Irlanda. Questa organizzazione avrebbe agito tra il 2011 e parte del 2015. Amazon si è difesa affermando che in quel periodo la sede italiana si componeva di un numero esiguo di addetti e che effettivamente la maggior parte dei servizi fossero stati erogati da struttura lussemburghese. Inoltre, il giro d’affari nel Belpaese sarebbe cresciuto solo in seguito all’apertura della sede di Castel San Giovanni, in provincia di Piacenza. La Procura ha comunque tenuto conto dell’impegno dimostrato da Amazon nell’offrire nuovi posti di lavoro e della richiesta informale (Apa) inviata all’Agenzia delle Entrate nel 2011 e per questo si è detta disposta ad accettare il pagamento di 100 milioni di euro di tasse non corrisposte al Fisco per archiviare il fascicolo.

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Nei mesi scorsi altre multinazionali del web sono state costrette a patteggiare con l’Erario. Google ha dovuto sborsare ben 306 milioni di euro mentre Apple ha restituito 318 milioni di dollari. Facebook, che ha subito la stessa sorte nel Regno Unito, proprio in questi giorni ha annunciato che dal 2019 fatturerà in Italia i servizi erogati nel nostro Paese e non Irlanda come avviene tuttora, ma diversi esperti concordano che il social network non pagherà comunque le tasse effettivamente dovute.