Arriva il test che dimostra come la volontà di smettere dipenda dai geni

Perché per alcune persone dire addio alle sigarette è più difficile che per altre?
Uno studio condotto dai ricercatori dell’Istituto nazionale tumori di Milano ci spiega che in questa decisione giocano un ruolo importante i geni. D’altra parte precedenti ricerche hanno dimostrato che g
li effetti del fumo lasciano una firma persistente nel Dna umano, tanto che anche chi ha smesso di fumare da 30 anni presenta ancora un’impronta nel Dna lasciata da questo brutto vizio che ad oggi accomuna quasi un miliardo di persone ed è causa di oltre 40 patologie.

Basta un test del sangue

La ricerca ha permesso infatti di individuare con un semplice prelievo di sangue le caratteristiche genetiche che determinano il rischio di diventare dipendenti dal fumo di sigaretta, ma anche la difficoltà a smettere nonostante l’aiuto dei farmaci.

Una rivelazione che apre la strada alla possibilità personalizzare attraverso test genetici i percorsi di disassuefazione per i tabagisti pentiti. I ricercatori dell’Unità di Epidemiologia genetica e farmacogenomica, della Pneumologia e della Chirurgia toracica dell’Int spiegano che alcuni polimorfismi genetici localizzati nei geni che codificano per i recettori nicotinici, sono risultati associati al rischio di sviluppare dipendenza dalla nicotina. Soprattutto un polimorfismo situato nel gene Chrna5 sarebbe legato ad una maggior difficoltà a smettere di fumare in pazienti che hanno assunto specifici trattamenti farmacologici antifumo e ricevuto un aiuto psicologico.

Verso terapie personalizzate

Uno degli ostacoli più difficili da superare, come spiegano i ricercatori, è smettere di fumare e non riprendere mai più il vizio.

Nonostante poco dopo l’inizio della terapia antifumo oltre il 70% dei pazienti sia riuscito a smettere di fumare, a un anno dall’inizio del trattamento molti si sono pentiti e solo il 47% ha smesso definitivamente.

“Questi risultati – afferma Francesca Colombo, coordinatrice dello studio – rappresentano il primo passo verso l’individuazione di un profilo genetico individuale, sulla base del quale si potrà definire un percorso terapeutico di disassuefazione dal fumo il più personalizzato possibile”.

“In questo modo si potrà sicuramente aumentare il numero di pazienti che beneficeranno delle varie terapie antifumo disponibili – commenta Roberto Boffi, responsabile della Pneumologia e del Centro antifumo dell’Int – diagnosticando al meglio la tipologia di fumatore che si rivolgerà a noi, così da aiutarlo concretamente nel suo tentativo di cessazione e riuscire a ridurre al contempo l’incidenza delle malattie fumo-correlate”.

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