Gli integratori per la fragilità ossea non riducono il rischio di fratture

L’osteoporosi è un problema che affligge una donna su 4 dopo i 40 anni, rappresenta inoltre un’emergenza che, man mano che l’età della popolazione avanza, rappresenta costi enormi per gestire i pazienti. La fragilità ossea può essere favorita da alcuni fattori quali l’inquinamento atmosferico, che danneggia le ossa indebolendole, o una scarsa qualità del sonno; tuttavia, seguendo uno stile di vita adeguato, è possibile arginare la malattia. Tuttavia uno studio del Tianjin Hospital, in Cina, pubblicato sulla rivista Jama, dimostra che l’assunzione di integratori di calcio e vitamina D non servono a ridurre il rischio effettivo di fratture in adulti e anziani.

Lo studio

Si tratta di una metanalisi di 33 ricerche precedenti che hanno comparato l’uso di integratori (calcio, vitamina D o entrambi) con un placebo o nessun trattamento e l’insorgenza di nuove fratture e che hanno coinvolto nel complesso 51145 adulti over 50. I risultati dimostrano che gli integratori non sono risultati associati a un minor rischio di nuove fratture, indipendentemente dalla dose, dal sesso del paziente, dalla sua storia clinica, dall’assunzione di calcio nella dieta o dalle concentrazioni di vitamina D nel sangue.

Quando gli integratori sono necessari

Il livello di vitamina D nell’organismo, difficilmente ricavabile dagli alimenti, spesso risulta inadeguato soprattutto nelle zone geografiche e nei periodi dell’anno meno soleggiati. Ecco perché si raccomanda un’alimentazione varia ed equilibrata, che accompagnata alla giusta quantità di attività fisica è sufficiente a garantire tutti i nutrienti necessari;

“Tuttavia sempre più dati indicano che occorre fare attenzione alla copertura delle necessità nutrizionali anche nei Paesi industrializzati – spiegano i ricercatori – perché le necessità non sono uguali per tutti e quando il fabbisogno aumenta o lo stile di vita e la dieta non sono adeguati l’integrazione è una strada sicura e utile da percorrere”.

Non si può affermare che gli integratori siano del tutto inutili, ma sono realmente necessari solo a chi è ad alto rischio di deficit, come i pazienti che soffrono di sindromi da malassorbimento o chi si espone pochissimo alla luce solare. Anche per questi soggetti non basta comunque il solo supporto degli integratori, ma è fondamentale intervenire con modifiche alla dieta e allo stile di vita.