Scoperta una combinazione di molecole presenti ad alte concentrazioni nel liquido cerebro-spinale in caso di malattia

Importanti progressi arrivano da uno studio dei ricercatori dell’Università di Verona nell’ambito della diagnosi della sclerosi multipla.  Lo studio ha infatti individuato una combinazione specifica di molecole che, se presenti ad alte concentrazioni nel liquido cerebro-spinale, predicono una forma aggressiva della malattia. Grazie a questa diagnosi precoce si potrà scegliere fin dall’inizio una terapia personalizzata per ogni paziente, ottimizzando le cure.

La sclerosi multipla è una patologia neurodegenerativa di cui soffrono circa 3 milioni di persone, contro la quale non si è ancora arrivati a una terapia definitiva che sia in grado di riparare i danni cerebrali, anche se è stato individuato un gene che potrebbe determinarne lo sviluppo e uno studio ha scoperto le staminali in grado di riparare il tessuto cerebrale; sembra inoltre che bassi livelli di vitamina D costituiscano un fattore di rischio significativo per l’insorgere della malattia.

Evitare terapie non necessarie

«Oggi, per diagnosticare a un paziente la sclerosi multipla, viene prelevato un campione del liquido cefalorachidiano che circonda e attraversa tutto il sistema nervoso centrale – afferma Massimiliano Calabrese, docente di neurologia all’Università di Verona -. Grazie a questa scoperta, sarà possibile determinare in sole ventiquattro ore il profilo liquorale delle forme maligne di malattia: quelle cioè con una maggiore componente neurodegenerativa. In questo modo possiamo stabilire, già al momento della diagnosi, quindi in una fase molto precoce, se il paziente andrà incontro a un elevato rischio di progressione della malattia e, di conseguenza, individuare la terapia migliore per intervenire in maniera efficace. In questo modo si potranno evitare terapie aggressive non necessarie e quindi inutili rischi per il paziente, ma anche un conseguente notevole risparmio per il sistema sanitario nazionale».

Il team è già al lavoro su un nuovo studio multicentrico, finanziato dal Ministero della Salute, che ha come obiettivo l’applicazione su larga scala di questa nuova tecnica diagnostica.