La scoperta di un enzima artificiale potrebbe risolvere uno dei più gravi problemi di inquinamento della Terra

Lo smaltimento della plastica rappresenta uno dei più importanti problemi per l’ambiente, soprattutto alla luce del fatto che si prospetta un drammatico scenario per i mari nel prossimo futuro: un oceano di plastica pari a quella di quattro camion di spazzatura. La quantità di PET che galleggia negli oceani è impressionante, si parla di oltre 250 mila tonnellate, per un totale di 5.250 miliardi di frammenti. Le spiagge sono sempre più inquinate e una ricerca di Legambiente ha evidenziato che il 65% dei rifiuti sulle coste italiane è composto proprio da plastica.

Sembra però che uno studio della Portsmouth University del Regno Unito e del National Renewable Energy Laboratory del dipartimento dell’Energia Usa abbiano trovato finalmente una soluzione innovativa a questo grave problema: un enzima artificiale in grado di mangiare la plastica presente in natura. La scoperta è stata fatta esaminando la struttura di un enzima naturale rinvenuto in un centro di riciclaggio dei rifiuti alcuni anni fa in Giappone. I ricercatori sono stati in grado di delineare la struttura dettagliata dell’enzima che, modificato, è capace di scomporre la plastica PET.

Creato un enzima più performante

Durante lo studio la sua struttura molecolare è stata inavvertitamente modificata, arrivando così a scoprire che la nuova versione della proteina, ribattezzata «Ideonella sakaiensis 201-F6», era molto più efficiente nel mangiare la plastica di quella esistente in natura. 

«Accidentalmente è stato sviluppato un enzima ancora più performante nello scomporre la plastica Pet», si legge nella relazione pubblicata lunedì dall’American Academy of Sciences (Pnas). «La fortuna gioca spesso un ruolo importante nella ricerca scientifica di base e la nostra scoperta non fa eccezione», ha osservato John McGeehan, professore alla School of Biological Sciences di Portsmouth. 

«Sebbene l’avanzamento sia modesto – ha spiegato McGeehan – questa inaspettata scoperta suggerisce che c’è ancora spazio per un ulteriore miglioramento di questi enzimi, per portarci ancora più vicini a una soluzione di riciclaggio per la montagna in continua crescita di plasticascartata».