Uno studio rivela gli effetti dell’iperconnessione da smartphone sul nostro cervello

Nonostante solo il 23% dei ragazzi italiani affermi di non poter resistere un giorno senza telefono, la dipendenza da smartphone è un fenomeno reale, tanto che sono nate vere e proprie nuove patologie legate al bisogno di essere perennemente connessi e raggiungibili: dalla nomofobia, che colpisce soprattuto i giovani, alla sindrome da vibrazione fantasma alla WhatsAppite.

Nuove connessioni neurologiche

Possedere uno smartphone sta diventando negli ultimi anni una fonte di stress e ansia e diventiamo sempre più incapaci di ignorare notifiche push che ci avvisano di nuove e-mail o messaggi o post di social network in arrivo.

A confermare questa tendenza è uno studio pubblicato su NeuroRegulation che assimila l’abuso dello smartphone a quello da sostanze stupefacenti come gli oppiacei.

“La dipendenza dall’uso di smartphone inizia a formare connessioni neurologiche nel cervello in modo simile a quelle che si sviluppano in coloro acquisiscono una dipendenza da farmaci oppioidi per alleviare il dolore”, spiega Erik Peper, professore di educazione alla salute presso l’Università di San Francisco e primo autore dello studio.

Perché non riusciamo a ignorare le notifiche?

La ricerca ha rilevato che su 135 studenti, chi utilizzava continuamente lo smartphone presentava più elevati livelli di senso di isolamento, depressione e ansia. Gli studenti che hanno l’abitudine mentre studiano o mangiano, di guardare lo smartphone in una condizione di “semi-tasking”, svolgendo quindi più compiti insieme, tendono a ottenere metà del risultato che si otterrebbe focalizzando concentrandosi su uno alla volta. IL motivo di questa perdita di concentrazione è dovuto al fatto che le notifiche push ci obbligano psicologicamente a guardarle, attivando

gli stessi percorsi neuronali nel nostro cervello che una volta ci avvisavano di un pericolo imminente, come l’attacco di un predatore. “Ma ora – spiega Peper – siamo dirottati, dagli stessi meccanismi che una volta ci proteggevano, verso le informazioni più banali”.

Non è una novità che soprattutto gli italiani abbiano sviluppato una vera e propria dipendenza dallo smartphone (un terzo della popolazione ne possiede due): perennemente connessi, per 9 persone su 10 il cellulare rappresenta anche un deposito di segreti e il 90% dichiara di nasconderne talmente tanti da aver paura di essere scoperto da partner, figli o amici. Non è un caso quindi che sia emerso che è il nostro il Paese europeo in cui si litiga più spesso a causa del cellulare, per il quale gli italiani sono anche quelli disposti a sacrificare il maggior numero di ore di sonno e ad esporsi ad altri rischi per la salute.

Leggi anche:  Prodotti ricondizionati: Milano vince lo “scudetto”, ma Torino è la migliore a Natale