Siccità e temperature elevate stanno accelerando il declino di questi alberi millenari

La sopravvivenza dei baobab africani è messa sempre più a dura prova dalle drammatiche conseguenze del surriscaldamento globale, che sta progressivamente  sciogliendo i ghiacci minacciando gravemente la biodiversità e mettendo a rischio ben 720 patrimoni dell’UNESCO. Gli esperti hanno previsto un innalzamento delle temperature fino a quasi 5 gradi nei prossimi 100 anni, tanto che bisognerebbe correre ai ripari entro il 2030 se si vuole sperare di salvare il Pianeta.

Il declino di queste piante millenarie dell’Africa australe è iniziato nella seconda metà dell’Ottocento e si è aggravato negli ultimi 10-15 anni: dal 2006 a oggi, nove dei tredici baobab più antichi del continente sono morti. “Per noi è stata una brutta scoperta, fatta per caso. Studiavamo quegli alberi per scoprirne i segreti”, ha spiegato Adrian Patrut, coautore della ricerca, che con i colleghi ha esaminato una sessantina di baobab tra il 2005 e il 2017. La ricerca è stata condotta in Zimbabwe, Sudafrica, Namibia, Mozambico, Botswana e Zambia, prelevando diversi campioni dagli alberi per stabilirne l’età, grazie all’esame della datazione al radiocarbonio. Oltre all’età, ne è stata rilevata la fragilità sempre maggiore, tanto che negli ultimi anni in molti alberi sono crollati parte di rami e dei tronchi.

Incapace di vivere nel suo habitat

“Questi decessi non sono stati causati da un’epidemia. I cambiamenti climatici possono avere colpito la capacità del baobab a sopravvivere nel suo habitat”, ha evidenziato Patrut. Non è un caso se l’Africa è una delle zone della Terra più colpite dagli effetti dei cambiamenti climatici. L’età di queste piante va dai 1100 e i 2500 anni, con alcuni picchi record di anzianità, come Panke, originario dello Zimbabwe, che ha un’età stimata di 2450 anni, o come l’albero di Platland, in Sudafrica, con un tronco dal diametro che supera i 10 metri, o come Chapman, in Bostwana, che porta sul tronco incise le iniziali di David Livingstone e che è diventato monumento nazionale. Questi alberi hanno una cavità così ampia che all’interno possono ripararsi fino a 40 persone, come avviene nel celebre Parco Kruger in Sudafrica.

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