Uno stile di vita sedentario è responsabile del 14,6% di tutte le morti in Italia

La scarsa attività fisica non è solo più dannosa alla salute che il fumo, tanto da essere considerata alla stregua di una malattia: la sedentarietà può arrivare persino ad uccidere le persone.
E’ quanto rilevato dai dati del Rapporto Istisan “Movimento, sport e salute: l’importanza delle politiche di promozione dell’attività fisica e le ricadute sulla collettività”, realizzato dall’Istituto Superiore di Sanità (ISS), dal Ministero della Salute e dal Comitato Olimpico Nazionale Italiano (CONI) e presentato oggi in un convegno all’ISS dedicato all’argomento. Ne emerge che la sedentarietà è responsabile del 14,6% di tutte le morti in Italia, pari a circa 88.200 casi all’anno, e di una spesa in termini di costi diretti sanitari di 1,6 miliardi di euro annui per le quattro patologie maggiormente imputabili ad essa (tumore della mammella e del colon-retto, diabete di tipo 2, coronaropatia).

Una condizione molto pericolosa

Numerosi studi hanno già dimostrato come uno stile di vita tropo sedentario abbia molteplici effetti negativi sul nostro organismo:

stare seduti per molte ore accelera l’invecchiamento biologico; si è inoltre predisposti a patologie cardiovascolari, al diabete e al cancro. La sedentarietà causa ben 34 patologie diverse e secondo un recente studio australiano uno stile di vita che prevede scarsa attività fisica non solo sarebbe dannoso per le facoltà cognitive, ma causerebbe anche attacchi di ansia nei più piccoli. Ciò nonostante, si tratta di una condizione che solo in Italia accomuna circa 24 milioni di persone, ed è emerso che gli italiani, soprattutto i più giovani, sono tra i più pigri al mondo, tanto che l’81% degli adolescenti fa scarsa attività fisica.

Aumentare i livelli di attività fisica e l’adozione di stili di vita salutari determinerebbero un risparmio per il Servizio Sanitario Nazionale (SSN) pari a oltre 2 miliardi e 300 mila euro in termini di prestazioni specialistiche e diagnostiche ambulatoriali, trattamenti ospedalieri e terapie farmacologiche evitate.

L’importanza di promuovere l’attività fisica

Purtroppo solo un italiano su due tra gli adulti raggiunge i livelli raccomandati di attività fisica e un bambino su quattro dedica al massimo un giorno a settimana allo svolgimento di giochi di movimento. Circa un italiano su tre pratica sport nel tempo libero, ma soprattutto tra i più giovani.

    “La promozione dell’attività fisica – sottolinea Walter Ricciardi, Presidente dell’ISS – è sicuramente importante a livello del singolo, ma anche e soprattutto in una visione societaria con il coinvolgimento di diversi settori (educazione, trasporti, ambiente, politiche fiscali, media, industria, autorità locali), affinché l’attività fisica possa diventare direttamente integrata nella quotidianità di ognuno e affinché il singolo individuo possa farsi promotore della propria salute adottando uno stile di vita attivo”.