Tra cinque anni sarà disponibile un test per valutare la presenza dei marcatori legati alla malattia

Del cosiddetto “male oscuro” in Italia soffrono 2,8 milioni di persone, anche se solo il 17% riceve le adeguate cure.
L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha più volte lanciato l’allarme per denunciare l’aumento di casi nel mondo di depressione, un incremento del 20% in 10 anni, tanto che la malattia sarà nel 2020 al secondo posto tra le cause di invalidità.
Se fino a qualche anno fa sembrava che in Italia il numero di persone che ne soffrono fosse in calo, una recente indagine ha rivelato che sono 11 milioni gli italiani sotto psicofarmaci

Il test che predice chi è a rischio

Allo stato attuale la diagnosi dei disturbi psichiatrici o dell’umore viene effettuata mediante il colloquio e la visita dello specialista e attraverso questionari, sulla base dei sintomi dichiarati dal paziente. Sembra però vicina una svolta importante nella diagnosi della depressione, grazie allo studio di un ricercatore sardo, lo scienziato oristanese di fama internazionale Graziano Pinna, che insieme al collega Dario Aspesi ha dimostrato come fra cinque anni a rivelare la malattia potrebbe essere un semplice esame del sangue, che potrà predire chi è più a rischio di sviluppare questo disturbo.

Realizzato alla University of Illinois di Chicago, lo studio è stato presentato da Pinna a Dallas in occasione della XIII conferenza dei ricercatori italiani nel mondo. Il test sviluppato da Pinna sarà in grado di valutare la presenza o assenza di marcatori legati alla malattia e potrebbe essere introdotto nella pratica clinica già nel giro di 5 anni.

Verso terapie più mirate

“Anzitutto – spiega Pinna – vengono misurati i livelli ematici di molecole che vengono prodotte nel nostro cervello, ma che sono anche presenti nel sangue e alterate dallo stress, come i neurosteroidi. Analizzate, queste molecole possono indicare in modo oggettivo eventuali disturbi legati all’umore e quindi malattie psichiatriche come la depressione e il disordine da stress post-traumatico (Ptsd)”.

Questo esame ricerca “almeno di 20 molecole” considerate determinanti nella diagnosi della depressione o di stress post traumatico. Chi si sottoporrà a questo test avrà un vantaggio anche legato alla terapia, che sarà più specifica e quindi con maggiori probabilità di successo. Si tratta dunque di una svolta importante sia a livello diagnostico che terapeutico.

Leggi anche:  Diabete, bere alcol con moderazione fa bene