Alzheimer, ecco perché le donne sono più a rischio

Scoperta la causa della maggior predisposizione delle donne ad ammalarsi di Alzheimer

Perché le donne si ammalano più frequentemente di Alzheimer rispetto agli uomini? La risposta è arrivata grazie a due diversi studi presentati all’Alzheimer’s Association International Conference in corso a Los Angeles, che hanno rilevato come causa principale la presenza di una maggior connettività in alcune aree del cervello femminile: si tratta delle regioni cerebrali dove di forma la proteina tau, responsabile delle placche che si accumulano con la malattia, e in alcuni particolari geni.

Il ruolo della proteina tau

Non sarebbe quindi la maggiore longevità delle donne, come finora si era pensato, a determinare un maggior rischio di sviluppare l’Alzheimer. Secondo un recente studio, troppo stress nelle donne tra i 40 e i 50 anni aumenta del 21% il rischio di contrarre l’Alzheimer e del 15% di sviluppare altre malattie degenerative del cervello.
I ricercatori della Vanderbilt Universitydi Nashville hanno analizzato centinaia di risonanze magnetiche di uomini e donne, e la distribuzione della proteina tau, che insieme a quella amiloide può formare degli accumuli tossici in grado di uccidere le cellule cerebrali, causando vuoti di memoria.

I ricercatori hanno anche evidenziato delle differenze tra maschi e femmine nel modo in cui la proteina tau si diffonde nel cervello: le donne presentano una migliore connettività tra le aree del cervello dove si forma la proteina tau, predisponendolo così ad una diffusione più rapida della proteina e quindi a al declino cognitivo.

Le cause genetiche

Il secondo studio, condotto dall’università di Miami, ha invece rilevato la presenza di alcuni geni specifici negli uomini e nelle donne, che potrebbero essere correlati al rischio di sviluppare la malattia.

“La genetica potrebbe contribuire alle differenze nel rischio e progressione della malattia in entrambi i sessi”, commenta Brian Kunkle, coordinatore della ricerca.

Leggi anche:  Infezioni farmaco-resistenti, creati due nuovi antibiotici super potenti