Foto di Fabrizio Cestari

“Io sono Fasma” è il disco in uscita il 28 febbraio di Tiberio Fazioli, in arte Fasma. Una dichiarazione forte e chiara, per un secondo album che si dichiara libero, nato dalla voglia di mostrare cosa ha dentro.

Fasma al Festival di Sanremo è ancora in gara, con “Per sentirmi vivo”.

Fasma è l’abbreviazione di fantasma, vero?

Sì. Nasce dall’idea di poter comunicare come un fantasma, qualcosa che senti ma non vedi: è quello che fa la musica, anche se tu non ci sei lì fisicamente a cantare si può sentire.

Ieri sera sul palco eri emozionato. Hai cantato con gli occhi chiusi?

Sì. Chiudendo gli occhi mi sono vissuto ancora di più quel momento. Il rapporto con la musica è molto personale. Ero lì per presentare la mia musica e non quello che sono esteriormente.

Hai eliminato Martinelli e Lula…

Non mi piace vedere la musica come competizione, c’è un rapporto con gli altri concorrenti che va oltre questo Festival. Non è stato bello vedere un po’ di delusione nei loro occhi, ma non posso dire di non essere felice di stare qua. Dover eliminare non è bello, sarei un sadico a godere dell’eliminazione degli altri. Però questa è una gara.

Adesso che sei così esposto al pubblico, è cambiato qualcosa del tuo rapporto con quello che eri fino a ieri?

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Bisogna portare avanti quello che si è ogni giorno, oltre la fama. I miei amici sono stati fondamentali quando non ci credeva nessuno e lo saranno quando ci crederanno tutti.

Chi ti ha chiamato ieri sera dopo il tuo passaggio alla seconda fase di Sanremo Giovani?

Il telefono esplodeva. Mi ha chiamato mia madre e così via, un sacco di persone.