Il New York Times si è chiesto se un redivivo Steve Jobs avrebbe potuto rischiare il carcere a causa dell’accordo per non rubarsi i dipendenti siglato dai big della Silicon Valley

Il New York Times lancia un’accusa non troppo velata a Steve Jobs, il co-fondatore di Apple che aveva intenzione di iniziare una “guerra santa” contro Android. Il quotidiano statunitense si è chiesto se la notizia di un accordo tra i big della Silicon Valley per mantenere bassi gli stipendi, promosso pare proprio da Jobs, non avrebbe potuto costargli il carcere se fosse ancora in vita.

Steve Jobs in manette

Il NYD ha sttolineato come il decreto Sherman Antitrust Act affermi che è illegale ogni “cospirazione” per limitare il commercio. Se l’Antitrust USA avesse voluto incriminare Jobs, che potrebbe essere interpretato da Leonardo di Caprio in un nuovo biopic, ciò avrebbe potuto significare “una multa o la reclusione non superiore ai 3 anni” per il luminare di Cupertino. Il quotidiano statunitense afferma anche che Jobs non era certamente un santarellino. Nel 2013 una sua e-mail aveva infatti confermato l’esistenza di un cartello degli e-book creato da Apple. In quell’occasione, la Mela aveva stretto accordi con alcune case editrici per mantenere alti i prezzi dei libri digitali ed escludere Amazon dal mercato.

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“Ha sempre creduto che le regole che si applicavano alla gente comune non si applicavano a lui. – ha spiegato al NYT l’autore della biografia “Steve Jobs”, Walter Isaacson – Quello era il genio di Steve, ma anche la sua stranezza. Egli credeva di poter piegare le leggi della fisica e distorcere la realtà. Questo gli ha permesso di fare alcune cose incredibili, ma anche lui ha superato dei limiti”.

La maggior parte dei giuristi è comunque convinta che Jobs, che riteneva la Apple TV un pessimo affare, non sarebbe stato incriminato in quanto l’Antitrust si muove solo per casi veramente “eclatanti”.