Un’altra importante allerta in tema di surriscaldamento globale, che non solo sta sciogliendo i ghiacci minacciando gravemente la biodiversità e mettendo a rischio ben 720 patrimoni dell’UNESCO: gli scienziati, che temono un innalzamento delle temperature di addirittura 5 gradi, avvertono ora che per evitare una catastrofe bisogna tenere d’occhio i tempi d’azione; nello specifico, per limitare il riscaldamento globale entro 2 gradi, sarà necessario tagliare entro il 2050 le emissioni di gas serra del 40-70% rispetto ai valori del 2010, aspirando a raggiungere un valore prossimo allo zero entro la fine del secolo.

Ma esiste una data precisa oltre la quale non bisogna rimandare l’introduzione delle misure necessarie? Secondo gli studiosi l’ultima scadenza utile sarebbe il 2030.

«Dalla scienza arriva un messaggio chiaro: per evitare pericolose interferenze con il sistema climatico occorre smettere di avere un atteggiamento di sottovalutazione», ha dichiarato Ottmar Edenhofer, uno dei tre co-presidenti del gruppo di lavoro dell’Ipcc (Gruppo intergovernativo sui cambiamenti climatici) che ha reso diffuso domenica a Berlino il nuovo rapporto, il più recente dell’agenzia Onu dopo quello del 2007.

«Il rapporto rappresenta una nuova sveglia e mette bene in chiaro che ci troviamo di fronte a una questione di volontà globale e non di capacità», ha detto il segretario di Stato Usa, John Kerry.

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Lavorare sull’energia 

L’ambito dove concentrare l’azione dovrà essere soprattutto quello energetico. L’avvertenza dell’agenzia Onu è chiara: un ritardo del passaggio dai combustibili fossili alle energie alternative renderebbe più complicato e dispendioso raggiungere l’obiettivo.

Se si protraesse l’attuale tendenza, che tra il 2000 e il 2010 ha portato ad un aumento delle emissioni di gas a effetto serra superiore ai tre decenni precedenti, la temperatura del pianeta crescerebbe di da 3,7 °C fino 4,8 °C entro il 2100, un livello considerato pericolosissimo dagli scienziati. Secondo il rapporto dell’Ipcc, lo scopo è quello di «triplicare e quasi quadruplicare la percentuale di energia ottenuta dalle rinnovabili e dal nucleare».

Facendo qualche conto

Ma quale sforzo economico è richiesto al Pianeta per salvarsi?

«Il mondo non è chiamato a sacrificare la crescita economica per salvare l’ambiente: è un ritardo della crescita economica pari allo 0,06% annuo del Pil, ma non è un sacrificio». Questo dei costi per sostenere le emissioni è sempre un punto molto dibattuto dagli economisti e dal mondo politico. «Questo scenario non esclude dal costo stimato, il risparmio che deriverebbe dalla limitazione dei fenomeni atmosferici estremi e dall’inquinamento dell’aria che respiriamo», ha concluso Edenhofer.

Si è comunque arrivati a una conclusione: dopo numerose discussioni e l’esame di 1.200 scenari possibili i rappresentanti dei governi di 195 Paesi hanno raggiunto un accordo sui punti più controversi della terza parte del rapporto sul clima dell’Ipcc. Rapporto al quale hanno lavorato per quattro anni 31 gruppi composti in tutto da 235 autori di 58 Paesi, che hanno messo a confronto oltre 10 mila fonti scientifiche.