La Cassazione parla chiaro in materia di divieto di uso del cellulare alla guida: la legge va applicata per tutti allo stesso modo, non c’è eccezione quindi per i medici, a cui è vietato rispondere al telefonino ai pazienti, senza auricolare o vivavoce

La legge su questo argomento è intransigente, forse proprio perché per gli italiani il cellulare alla guida è un inseparabile compagno di viaggio, ma ancora il 34% non utilizza l’auricolare o il vivavoce per chiamare. I rischi legati a queste abitudini aumentano se si parla di giovani al volante: uno su quattro usa il cellulare per scattare selfie o usare Facebook.

Non c’è scampo quindi anche per i medici, che per il fatto di rispondere a urgenze che potrebbero ipoteticamente salvare la vita ad un paziente non sono esenti dal divieto, anzi, ci sarebbe per loro un ulteriore rimprovero legato al fatto di non aver pensato di predisporre auricolare o vivavoce nonostante si usi il cellulare per ricevere telefonate su casi clinici anche delicati.

Il caso della specializzanda multata

La Suprema Corte – sentenza 21266 – ha confermato quindi la multa a carico di Tania S., una specializzanda in cardiologia di Padova che, mentre guidava su un viadotto senza corsia di emergenza, aveva telefonato senza auricolare per rispondere al suo primario che le chiedeva informazioni per una paziente in condizioni critiche.
I giudici hanno valutato che la situazione in cui si è trovata la specializzanda non integra «una situazione di fatto a sostegno dell’operatività di una esimente reale o putativa». La sentenza di fatto conferma la multa già emessa dai vigili urbani di Padova per infrazione alle norme del codice della strada sull’uso del cellulare.

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