L’allerta lanciata dalla Società italiana di psichiatria (Sip) in occasione del congresso nazionale in corso al Lingotto di Torino

Secondo recenti stime sono 2,8 milioni gli italiani malati di depressione, e se fino a qualche anno fa sembrava che in Italia il numero di persone che ne soffrono fosse in calo, una recente indagine ha rivelato che sono 11 milioni gli italiani sotto psicofarmaci. L’Organizzazione Mondiale della Sanità aveva già diffuso dati preoccupanti relativi all’aumento di casi nel mondo di depressione, un incremento del 20% in 10 anni, tanto che la malattia sarà nel 2020 al secondo posto tra le cause di invalidità.

Se è vero che dal “male oscuro” si può guarire, come da altre malattie, oggi emerge che in Italia solo il 17% dei pazienti viene trattato in modo adeguato, contro una media europea del 23%. Un quadro allarmante, che viene reso noto dalla Società italiana di psichiatria (Sip) in occasione del congresso nazionale in corso al Lingotto di Torino.

Il “treatment gap”

Si parla in questi casi di ‘Treatment gap’ – cioè il divario esistente fra ciò che potrebbe essere fatto e ciò che realmente si fa per curare i disturbi mentali; un fenomeno trattato in un recente studio internazionale condotto dall’Organizzazione mondiale della sanità in 21 Paesi, da cui emerge che solo solo il 23% delle persone affette da depressione maggiore nei paesi ad alto reddito (e solo il 2% in quelli a basso reddito) riceve un trattamento rispondente a criteri minimi di adeguatezza. Si dice anche che in Italia soffra di depressione maggiore circa il 3% della popolazione e circa la metà di queste persone non aveva percepito la propria depressione come una patologia da curare. Ecco perché, affermano gli psichiatri, “dal 2013 stiamo cercando di stimolare le Istituzioni per dare il via a una campagna nazionale contro la depressione. Ci auguriamo che questa fase politica possa consentirci di realizzarla”.

La depressione non è mai sola

Un altro aspetto importante da considerare, è che la depressione ”non è mai sola”: l’interazione con altre malattie rappresenta un ulteriore fattore di rischio, in quanto infarto, ictus, diabete, malattie neurologiche e oncologiche possono far salire i tassi di prevalenza di depressione dal 5% fino al 40%. Discorso analogo vale per il processo inverso: soffrire di depressione maggiore è un fattore di rischio di sviluppo delle patologie precedentemente elencate, tanto che la depressione aumenta la probabilità di infarto di circa 3 volte rispetto a persone che non ne sono affette.