E’ l’Italia la nazione europea con la più elevata mortalità causata dalla resistenza dei batteri agli antibiotici

Se è il nostro Paese a detenere il record negativo di decessi dovuto all’antibioticoresistenza, non dovremmo affatto stupircene. E’ da anni infatti che l’Italia si trova in cima alla classifica delle nazioni con il più elevato consumo di antibiotici, il cui uso scorretto favorisce la farmacoresistenza e lo sviluppo di super batteri.

Sono italiani 10mila decessi su circa 33mila ogni anno in tutta Europa, un dato allarmante, che arriva da un’indagine che sarà presentata giovedì a Milano nel corso VII Congresso Internazionale Amit, un appuntamento biennale per fare il punto sui super-batteri resistenti agli antibiotici.
Secondo un report rilasciato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, la diffusione dei super batteri e l’aumento della resistenza antimicrobica rappresentano una minaccia sempre più grave per l’umanità, tanto che secondo recenti studi nel 2050 le infezioni uccideranno più del cancro.

Una minaccia globale

Lo scorso settembre a Melbourne  i ricercatori del Doherty Institute for Infection e Immunity hanno scoperto un superbatterio con una forte resistenza agli antibiotici, una variante dello stafilococco della cute umana che si starebbe diffondendo in diversi ospedali del mondo. Anche nel 2017 era stato lanciato da un team di scienziati americani a un congresso dell’American Society for Microbiology un allarme globale per la diffusione del super batterio resistente a tutti i tipi di antibiotici.

“Qualunque tipo di infezione, dalle più banali come semplici infezioni cutanee o urinarie, a infezioni gravi, quali polmoniti e sepsi – ha dichiarato il professore Marco Tinelli, presidente del Congresso Amit – può essere causato da batteri antibioticoresistenti. Sembra un paradosso, ma anche una persona che non abbia mai assunto antibiotici corre il rischio di avere un’infezione da batteri resistenti”.

Sono 671.689 i casi di infezioni antibiotico-resistenti verificatisi nell’Unione Europea, soprattutto tra i bambini nei primi mesi di vita e le persone anziane. Il 63% di queste infezioni risultano essere correlate all’assistenza sanitaria e sociosanitaria.

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