Carne rossa, arriva la smentita sugli effetti nocivi

Uno studio smentisce la correlazione tra carne rossa e tumori

Il consumo di carne rossa è spesso al centro di accesi dibattiti, in quanto è considerata nociva per il nostro organismo.
Un recente studio ha confermato la correlazione tra il suo consumo e un aumento medio della mortalità del 26% e un’altra ricerca ha evidenzato come la sua produzione gravi sull’ambiente molto più di quella di pollame, suini, uova e latticini.
Nonostante pare sia stato dimostrato che il rischio per la salute sarebbe limitato al consumo di insaccati, salumi e carni in scatola, sembra che mangiare meno carne rossa possa ridurre del 5% la mortalità prevenibile collegata all’alimentazione nei Paesi più ricchi, secondo uno studio del World Economic Forum e dell’Oxford Martin School.

Contro le raccomandazioni dell’Oms

Oggi tuttavia arriva una smentita sugli effetti nocivi del consumo eccessivo di carne rossa e della carne processata (come salumi, salsicce e wurstel). Secondo la ricerca infatti, interrompere il consumo di questo tipo di carni non apporterebbe dei benefici significativi per salute, al contrario gli effetti benefici dell’interruzione sarebbero minimi se non addirittura nulli.

A questa conclusione è arrivato un team internazionale di esperti, che ha condotto una serie di revisioni scientifiche sull’argomento. I risultati suggeriscono che non bisognerebbe eliminare completamente il consumo di carne rossa, andando controcorrente rispetto alle raccomandazioni attuali.

Finora tutti gli studi scientifici condotti su questo argomento hanno portato alla conclusione che sarebbe importante abbassare il contenuto di carne rossa e lavorata per diminuire il rischio di diverse patologie, come alcuni tipi di tumore, diabete e malattie cardiovascolari. Nel 2015 lo Iarc, l’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro che fa parte dell’Organizzazione mondiale della sanità, ha classificato come probabilmente cancerogena la carne rossa (classe 2A) e sicuramente cancerogena la carne lavorata (classe 1).

Ecco perché l’Organizzazione mondiale della sanità ha raccomandato di ridurre  l’assunzione di carni rosse (mangiandone non più di tre porzioni a settimana, ovvero non più di 500 grammi) e ha evidenziato come un elevato consumo di carni lavorate al giorno (50 grammi) aumenti del 16% il rischio di tumore del colon-retto.

Un dibattito ancora aperto

Oggi questo studio ha preso in esame il consumo medio di carne rossa e lavorata, in Europa e nell’America settentrionale, che va dalle 2 alle 4 porzioni a settimana, e attraverso un accurato processo di revisioni sulle prove su questo argomento, è arrivato a concludere che i benefici associati alla riduzione del consumo di queste carni sono ridotti se non assenti. Le nuove linee guida quindi riportano che “la maggior parte degli adulti (ma non tutti) possono continuare ad assumerle seguendo le loro abitudini medie”. Tuttavia gli esperti sottolineano che si tratta di una “raccomandazione debole” e un “livello di evidenza ancora basso”. Il dibattito resta quindi aperto, anche se sarebbe opportuno scegliere sempre un consumo moderato di carne, evitando gli eccessi.

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