Linda Imperiali – Lifestyle – DMO Data Manager Online https://lifestyle.datamanager.it Lifestyle - DMO Data Manager Online Thu, 06 Dec 2018 08:39:03 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=5.8.13 Bambini esperti di tablet ma poi non sanno usare le costruzioni https://lifestyle.datamanager.it/news/bambini-esperti-di-tablet-ma-poi-non-sanno-usare-le-costruzioni-55765.html https://lifestyle.datamanager.it/news/bambini-esperti-di-tablet-ma-poi-non-sanno-usare-le-costruzioni-55765.html#respond Fri, 18 Apr 2014 00:00:00 +0000 https://lifestyle.datamanager.it/2014/04/18/bambini-esperti-di-tablet-ma-poi-non-sanno-usare-le-costruzioni/ Sono sempre più piccoli i bambini che si avvicinano a smartphone e tablet. Questo è sicuramente un bene ma è stato scoperto che questi infanti tecnologici di fronte ai vecchi giochi, come quello delle costruzioni, non sanno che fare. Ecco l’allarme della Association of Teachers and Lecturers I bambini si avvicinano al cellulare dei genitori […]

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Sono sempre più piccoli i bambini che si avvicinano a smartphone e tablet. Questo è sicuramente un bene ma è stato scoperto che questi infanti tecnologici di fronte ai vecchi giochi, come quello delle costruzioni, non sanno che fare. Ecco l’allarme della Association of Teachers and Lecturers

I bambini si avvicinano al cellulare dei genitori con una facilità impressionante: sbloccano gli smartphone in un attimo, sfogliano lo schermo dei tablet meglio degli adulti, imparano presto come arrivare ai loro giochi preferiti. Ma quella che può sembrare un’innocua attività nasconde diverse problematiche. L’allarme lo ha lanciato la Association of Teachers and Lecturers, sindacato degli educatori britannici: i bambini della «generazione smartphone» sanno usare il tablet prima ancora di parlare, ma di fronte alle “vecchie” costruzioni non sanno cosa fare.

Gli effetti negativi degli smartphone sui bambini

Secondo il sindacato, l’abitudine all’uso del computer ha effetti anche sulla concentrazione e sulla capacita di socializzare dei bimbi. Durante il congresso dell’associazione a Manchester sono stati raccolti diversi esempi di effetti nocivi dell’uso del computer. «Ho parlato con diverse maestre di scuola materna – spiega Colin Kinney, uno degli insegnanti dell’associazione, al Guardian – e sono preoccupate per il numero sempre più alto di bambini che sanno come far scorrere uno schermo ma hanno poche, se non nessuna, abilità manuale con le costruzioni, o non sono in grado di socializzare con gli altri, ma i cui genitori parlano con orgoglio di come sanno maneggiare smartphone e tablet».

Per l’associazione sindacale sarebbero necessari studi sugli effetti dei gadget elettronici su bambini così piccoli. «Gli insegnanti parlano a bambini che sono arrivati nelle loro classi dopo aver passato parte della notte a giocare con il computer – afferma Kinney -. La loro attenzione è così limitata che potrebbero tranquillamente non stare in classe».

La principale associazione di pediatri britannici ha già emanato delle linee guida in cui si sconsiglia l’esposizione a smartphone, tablet, ma anche alla tv sotto i due anni, e si consiglia di limitarla a un’ora al giorno nei bimbi più grandi.

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La marijuana crea problemi anche se non si è dipendenti https://lifestyle.datamanager.it/news/la-marijuana-crea-problemi-anche-se-non-si-dipendenti-55757.html https://lifestyle.datamanager.it/news/la-marijuana-crea-problemi-anche-se-non-si-dipendenti-55757.html#respond Fri, 18 Apr 2014 00:00:00 +0000 https://lifestyle.datamanager.it/2014/04/18/la-marijuana-crea-problemi-anche-se-non-si-e-dipendenti/ Secondo uno studio pubblicato sul journal of Neuroscience l’uso di marijuana da individui non dipendenti causa una minore densità della materia grigia, nella corteccia prefrontale I giovani adulti che fumano regolarmente cannabis sviluppano un’anatomia del cervello modificata, secondo questa ricerca. Nello studio, la struttura del cervello dei giovani adulti che avevano fumato cannabis almeno una […]

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Secondo uno studio pubblicato sul journal of Neuroscience l’uso di marijuana da individui non dipendenti causa una minore densità della materia grigia, nella corteccia prefrontale

I giovani adulti che fumano regolarmente cannabis sviluppano un’anatomia del cervello modificata, secondo questa ricerca. Nello studio, la struttura del cervello dei giovani adulti che avevano fumato cannabis almeno una volta a settimana mostravano significative differenze significative con l’anatomia del cervello dei giovani adulti che non avevano assunto la sostanza.

Lo studio pubblicato sul journal of Neuroscience sostiene che la cannabis altera l’amigdala e il nucleo accumbens, strutture cerebrali coinvolte nelle emozioni e nel circuito della ‘ricompensa’. Si pensa che il nucleo accumbens giochi un ruolo importante nei meccanismi di rinforzo, nella risata, nella dipendenza, nell’elaborazione delle sensazioni di piacere e paura oltre che all’insorgere dell’effetto placebo.

La ricerca sull’uso di marijuana

Per giungere a questi risultati, il neurologo americano Jodi M. Gilman della Harvard Medical School di Boston, negli Stati Uniti, e i suoi colleghi hanno effettuato una ricerca analizzando la struttura del cervello di 20 giovani adulti che fumavano marijuana almeno una volta a settimana, ma senza essere dipendenti. I dati trovati sono stati poi confrontati con quelli delle analisi cerebrali di 20 giovani adulti non fumatori. Ciò che è emerso da tale ricerca è stato oltre alle modifica dell’amigdala e del nucleo accumbens anche una minore densità della materia grigia nella corteccia prefrontale nei soggetti non dipendenti da questa sostanza ma che comunque ne hanno fatto uso nel corso della loro vita.

 

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Allarme dermatite tra i bambini: è cresciuta negli ultimi anni https://lifestyle.datamanager.it/news/allarme-dermatite-tra-i-bambini-cresciuta-negli-ultimi-anni-51623.html https://lifestyle.datamanager.it/news/allarme-dermatite-tra-i-bambini-cresciuta-negli-ultimi-anni-51623.html#respond Thu, 21 Nov 2013 00:00:00 +0000 https://lifestyle.datamanager.it/2013/11/21/allarme-dermatite-tra-i-bambini-e-cresciuta-negli-ultimi-anni/ Emissioni di metalli pesanti da marmitte catalitiche e acqua troppo dura: sono i fattori che hanno accresciuto del 10%, negli ultimi dieci anni, il rischio di dermatite atopica, tra i 2 e i 5 anni, incrementando numeri già triplicati nelle ultime tre decadi. A rilevarlo è Paidoss, l’Osservatorio Nazionale sulla salute dell’infanzia e adolescenza durante […]

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Emissioni di metalli pesanti da marmitte catalitiche e acqua troppo dura: sono i fattori che hanno accresciuto del 10%, negli ultimi dieci anni, il rischio di dermatite atopica, tra i 2 e i 5 anni, incrementando numeri già triplicati nelle ultime tre decadi. A rilevarlo è Paidoss, l’Osservatorio Nazionale sulla salute dell’infanzia e adolescenza durante l’International Network on Children’s Health, Environment and Safety in Israele

Le cause della dermatite atopica

Emissioni di metalli pesanti da marmitte catalitiche (specie di palladio) e acqua troppo dura e calcarea: sono i ‘nuovi’ fattori che hanno accresciuto del 10%, negli ultimi dieci anni, il rischio di dermatite atopica. Specie fra i più piccoli, tra i 2 e i 5 anni, incrementando numeri già triplicati nelle ultime tre decadi. Irritazioni cutanee, eczemi, eritemi, desquamazioni colpiscono oggi il 63% dei piccoli, ma nonostante nella maggior parte dei casi la dermatite atopica, la più diffusa fra le forme che affliggono la pelle in età pediatrica, si risolva spontaneamente entro il terzo anno di vita, a portarne ancora i segni all’età di 7 anni sono quasi il 20% dei ragazzini. In particolare coloro che vivono nelle aree più a rischio: quelle industrializzate e nelle grandi città, con grande traffico, alta concentrazione di smog, inquinamento, fumo, escursioni climatiche, vento, pioggia e umidità.

Non sono poi da escludere anche fattori indoor determinati soprattutto dai cambiamenti domestici occorsi negli ultimi 50 anni quali polveri, acari, contatto con l’epitelio del gatto e cibi meno salutari e più ricchi di allergeni, che si assommano alla mutazione e perdita di funzionalità del gene per la Filaggrina (FLG), il principale fattore di rischio conosciuto la dermatite atopica. Nonostante questa componente sia inscritta nel DNA, il 40% dei bambini portatori non manifesterà la malattia: segno anche questo della influenza maggiore oggi svolta dall’azione ambientale. E proprio a causa di questo ‘elemento naturale’, meno controllabile, che causa la malattia, la conseguenza è una sola: costi più elevati di gestione della malattia, sempre più perdurante, che si elevano in media ogni anno a oltre 1.200 euro a famiglia, senza possibilità di aiuto pubblico per le terapie risolutive che sono poche o pressoché nulle a causa dell’origine costituzionale e geneticamente determinata.

Curarsi con l’igiene e la dieta

“Ad oggi, le mutazioni con perdita di funzione del gene per l’FLG – spiega Giuseppe Mele Presidente di Paidòss – sono il fattore di rischio più elevato per sviluppare la dermatite atopica, una malattia con prevalenza in età pediatrica del 10-15%. Ma i più recenti studi attestano che nel 40% dei bambini che ne sono portatori la patologia potrà anche non manifestarsi. Un segnale che indica che la malattia è sempre più dipendente da fattori correlati all’ambiente esterno, agli stili di vita e ai cambiamenti dell’ambiente domestico attuatisi nel corso degli ultimi 50 anni, che hanno aumentato la presenza e l’esposizione a agenti inquinanti e allergizzanti, agli acari della polvere e agli allergeni alimentari. Si ipotizza dunque che proprio l’interazione fra questi fattori ambientali e genetici possa portare al riacutizzarsi della dermatite atopica. Dunque, laddove possibile, è importante prevenire la malattia evitandone le cause scatenanti”.

“La prima azione – aggiunge Giuseppe Ruggiero, Coordinatore Scientifico di Paidòss – è prevenire o lenire i maggiori disturbi della dermatite, rappresentati da prurito, eczemi, secchezza diffusa, perdita di compattezza e turgore, comedoni e punti neri, brufoli, specie nelle zone a maggior rischio quali le mani e il viso (i più esposti agli agenti irritanti) o le gambe e le ginocchia (maggiormente soggette allo sfregamento degli indumenti), educando la mamma e/o i genitori ad acquisire comportamenti auto-gestionali corretti alla comparsa della malattia, ma ancora meglio già sulla pelle sana. Essi richiedono l’uso costante di creme emollienti per contrastare la secchezza cutanea e ripristinare la barriera cutanea e, poiché la dermatite atopica è una malattia cronica, la pianificazione di un trattamento a lungo termine. Dunque, accanto ad una terapia emolliente deve essere prevista anche una igiene accurata: la cute deve essere detersa con detergenti specifici con o senza antisettici e un ph nei limiti fisiologici (circa 6). In particolare durante il bagno, che deve durare al massimo 5 minuti, vanno utilizzati negli ultimi due degli oli per impedire la disidratazione dell‘epidermide, seguiti dopo il bagno dall’applicazione di emollienti topici. Per quanto concerne la terapia farmacologica, i corticosteroidi topici sono il trattamento antinfiammatorio di prima scelta quando la cute è infiammata. In caso di lieve attività della malattia ne va applicata una piccola quantità 2-3 volte a settimana (quantità mensile nel range di 15 gr nei bambini e fino a 60-90 gr negli adolescenti ed adulti) associate con un impiego liberale di emollienti di cui anche un solo trattamento giornaliero ben fatto e ben dosato può essere sufficiente”.

“Accanto alle indicazioni terapeutiche e comportamentali – continua il Presidente Mele – è fondamentale anche l’impostazione di una ‘dietoterapia’ specie d’inverno quando la pelle è privata dei benefici del sole e la dieta è più ricca di carboidrati e grassi. L’alimentazione in questa stagione deve prevedere un maggiore apporto di frutta e verdure (per assumere vitamine e sali minerali), pesce, grassi di origine vegetale, fibre e cereali, arricchita da molta acqua e da un limitato consumo di bevande zuccherate. Infine – conclude Mele – sarebbe importante istituire programmi educazionali utili a prevenzione e curare la dermatite topica allo scopo di consentire al bambino e alla sua famiglia di avere una vita quasi normale, evitando misure non necessarie e costrizioni inutili”.

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Le nuove formiche Alien https://lifestyle.datamanager.it/news/le-nuove-formiche-alien-49254.html https://lifestyle.datamanager.it/news/le-nuove-formiche-alien-49254.html#respond Thu, 01 Aug 2013 00:00:00 +0000 https://lifestyle.datamanager.it/2013/08/01/le-nuove-formiche-alien/ Sono state scoperte a Salt Lake City (Usa) 33 nuove specie di formiche in America Centrale e nei Caraibi da un team di ricercatori dell’Universita’ dello Utah che ha scelto di dedicare circa un terzo dei nomi degli inediti mini-insetti del sottobosco a demoni e dei degli antichi Maya. “Alcune di queste nuove specie di […]

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Sono state scoperte a Salt Lake City (Usa) 33 nuove specie di formiche in America Centrale e nei Caraibi da un team di ricercatori dell’Universita’ dello Utah che ha scelto di dedicare circa un terzo dei nomi degli inediti mini-insetti del sottobosco a demoni e dei degli antichi Maya.

“Alcune di queste nuove specie di formiche sono un vero incubo: viste al microscopio appaiono come piccoli mostri”, ha spiegato l’entomologo Jack Longino, docente di Biologia e autore della ricerca pubblicata sulla rivista ‘Zootaxa’. “Somigliano un po’ al mostro di Alien, il loro volto e’ come un ampio scudo, gli occhi sono ridotti a minuscoli punti ai bordi e le feroci mascelle sono affollate di denti aguzzi”, ha aggiunto.

La classificazione delle 33 nuove specie di formiche

I 33 esemplari rilevati sono stati classificati in questo modo: 14 appartengono al genere Eurhopalothrix mentre 19 al genere Octostruma. Le nuove specie sono state trovate per lo piu’ in piccole macchie di foresta dell’America Centrale in un paesaggio prevalentemente agricolo, sono molto piu’ piccole di un comune chicco di riso e vivono nel legno marcio o nelle foglie morte sul terreno. Tra le specie, la Eurhopalothrix zipacna che prende il nome da un violento demone Maya simile ad un coccodrillo, trovata in Guatemala e in Honduras, e la Eurhopalothrix hunhau, dedicata al signore degli inferi Maya.

Formiche da incubo

Lo chiamano Ant Man, come l’eroe dei fumetti, ma in realtà il suo nome è Jack Longino ed è un biologo dell’università dello Utah. In questi ultimi anni Longino ha fatto una serie di impressionanti scoperte sugli insetti ed ora ha individuato 33 nuove specie di formiche predatrici in America Centrale e nei Caraibi ed ha chiamato circa un terzo di questi minuscoli e “mostruosi” insetti come gli antichi signori ed i demoni dei maya. L’entomologo statunitense spiega che, viste al microscopio, «Queste nuove specie di formiche sono un vero incubo. Le loro facce sono ampi scudi, gli occhi sono ridotti a minuscoli punti ai bordi e le mascelle feroci sono irte di denti aguzzi. Sembrano un po’ come il mostro di’ Alien. Sono orribili da guardare da vicino. Questa è la cosa che li rende divertenti».

Longino ha pubblicato su Zootaxa la ricerca “A review of the Central American and Caribbean species of the ant genus Eurhopalothrix Brown and Kempf, 1961 (Hymenoptera, Formicidae), with a key to New World species” nella quale identifica e denomina 14 nuove specie di formiche del genere Eurhopalothrix e le distingue dalle altre 14 specie precedentemente note. Il nome del genere è greco e si riferisce ai peli a forma di clava su molte specie di Eurhopalothrix. In un altro studio che sta per essere pubblicato sempre su Zootaxa l’entomologo individua 19 nuove specie di formiche del genere Octostruma e descrive le differenze con le altre 15 specie precedentemente note. Il nome di questo significa “otto gonfiori” per le antenne con 8 segmenti delle quali sono dotate queste formiche.

Il biologo sottolinea che «Le nuove specie sono state trovate per lo più in piccole macchie di foresta che rimangono in un paesaggio prevalentemente agricolo, sottolineando l’importanza degli sforzi per salvaguardare le foreste in America centrale», si tratta di animali davvero minuscoli, molte più piccole di un chicco di riso o delle mini formiche che si avventurano nelle nostre case, vivono nel legno marcio e tra le foglie morte della lettiera dei suoli delle foreste dell’America Centrale.

«Sono quasi senza occhi e nuotano tra le foglie morte», dice Longino. Le formiche “maya” utilizzano primitivi occhi composti di rilevare la luce, ma non sono in grado di vedere immagini nitide. Nessuno sa come trovano le loro prede, che si pensa siano insetti a corpo molle, ragni, millepiedi e centopiedi. Ma si sa che queste formiche si rivestono con sottile strato di argilla che probabilmente serve come camuffamento.

Longino si è divertito ad affibbiare i nomi scientifici a questi mini-mostri: l’Eurhopalothrix Zipacna, trovata in Guatemala ed Honduras, prende il nome da un violento demone coccodrillo Maya; L’Eurhopalothrix Xibalba, o “posto della paura, che vive dall’Honduras alla Costarica, deve il suo nome al mondo sotterraneo governato dalla divinità della morte presente in alcune mitologie Maya; L’ urhopalothrix Hunhau, che vive in Messico e Guatemala, si chiama come il signore degli inferi e un importante dio della morte Maya.

Non per tutte le nuove specie di formiche Longino ha fatto ricorso all’intricato e terribile panteon della religione dei maya, alcune formiche, pur con un aspetto “terrificante” hanno nomi più banali, come l’Eurhopalothrix semicapillum, chiamata così per la presenza di filamentio simili a capelli sulla testa, o l’Octostruma Convallis che prende il nome dal solco ricurvo su tutto il muso. Longino ha chiamato una delle “nuove” specie Eurhopalothrix ortizae in onore di Patricia Ortiz, una naturalista del Costa Rica morta quest’anno in un incidente.

Al microscopio le formiche Eurhopalothrix mostrano un terribile armamentario fatto di un apparato boccale e di mascelle che si aprono e chiudono lateralmente invece che in su e giù.

Longino la spiega una volta in maniera semplice: «Se volevate veramente un movie monster, ecco che salta fuori questo freaks people, hanno le ganasce che vanno fianco a fianco. Le formiche sono ovunque. Si tratta di uno dei grandi elementi degli ecosistemi, come gli uccelli e gli alberi. Sono i maggiori movimentatori di roba. Alcune agiscono come predatori e mangiandoli influenzano le dimensioni della popolazione di altri insetti. Raccolgono un sacco di insetti morti e li mangiano, quindi sono come avvoltoi in un micro-scala. Movimentano i semi in giro e hanno un grande impatto su quali tipi di piante crescono e dove. Aerano il suolo e fanno un sacco di scavi. Avere terreno aerato è un bene per le piante, perché permette all’ossigeno di penetrare nel suolo ed all’acqua di percolarci meglio attraverso».

Le formiche nel mondo

 

Attualmente nel mondo ci sono circa 15.000 specie conosciute di formiche, con classificazioni che si basano in gran parte sulla differenza nella struttura corporea, ma probabilmente le specie si aggirano intorno alle 30.000. Ma potrebbero essere molte di più: i genetisti stanno trovando sempre più evidenti differenze genetiche tra specie che sembrano praticamente identiche «Così – afferma Longino – ci potrebbero essere 100.000 specie di formiche».

 

Nel mondo ci sono circa 700.000 specie di insetti conosciute, ma è un numero destinato a crescere molto e come dice Longino, «Da 70 all’80% di tutte le specie conosciute sono insetti». Le 33 nuove specie scoperte da “Ant Man” portare il numero di specie di formiche che ha scoperto durante la sua carriera a 131. L’entomologo spiega un’altra particolarità di questi mini-demoni maya: «Le formiche adulte mangiano solo liquidi, non cibo solido. Così portano le loro prede al nido, dove vengono mangiate dalle larve di formiche, che le rigurgitano in modo che possano essere consumate dagli adulti. Le formiche più moderne non sono più predatori, alcuni dei quali utilizzano veleni a pungono la preda, ma invece sono spazzini, come quelle che raccolgono le briciole cadute dal tavolo in cucina, e spruzzano acido formico per combattere le altre formiche».

 

Longino raccolto circa il 90% delle formiche durante i suoi nuovi studi che hanno coronato 30 anni di lavoro in una serie di progetti per fare l’inventario degli insetti, dei ragni e di altri artropodi in Costa Rica, Messico, Nicaragua, Guatemala e Honduras. Molte delle specie vivono anche nei Caraibi e in Sud America. L’entomologo sottolinea che «Il mio lavoro come un tassonomista è non solo di trovare e descrivere nuove specie, ma di “mappare” tutte le specie, vecchie e nuove, per far luce sulla biodiversità terrestre ed individuare possibili specie infestanti d altre specie che potrebbero essere utilizzati per controllare i parassiti. Le nuove specie di formiche non sono parassiti agricoli».

Per raccogliere insetti, Longino ed il suo team di studenti utilizzano dispositivi vagliatura che somigliano ad un paio di racchette da tennis con sacchetti di tela sotto. Un lavoro faticoso e certosino in un ambiente caldo-umido e difficile: i ricercatori utilizzano machete per tagliare la legna morta raccolgono la lettiera per passarli attraverso setacci, le minuscole formiche finiscono così nei sacchi di raccolta insieme a quello che sembra terriccio. Questa miscela allora viene messa in sacchetti di rete sospesi sopra degli imbuti che, a loro volta, sono sopra sacchetti di plastica contenenti alcool per uccidere e conservare le formiche che passano attraverso le maglie dei sacchetti. Poi le formiche vengono portate in laboratorio per analizzarle.

Longino conclude: «La tassonomia, o classificazione degli esseri viventi, è in frequente e continuo cambiamento. Penso alle specie come ipotesi, non come ad etichette definite ed immutabili. Sono alla ricerca di finanziamenti per la ricerca genetica, per analizzare meglio e forse ridefinire le classificazioni per le formiche in quattro o cinque genus o generi di formica. Dopo che sarà fatta una tale ricerca, alcune specie rischiano di finire in un genere diverso».

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Cani e gatti in sovrappeso: l’Italia raggiunge il primato https://lifestyle.datamanager.it/news/cani-e-gatti-sovrappeso-l-italia-raggiunge-il-primato-48660.html https://lifestyle.datamanager.it/news/cani-e-gatti-sovrappeso-l-italia-raggiunge-il-primato-48660.html#respond Mon, 08 Jul 2013 00:00:00 +0000 https://lifestyle.datamanager.it/2013/07/08/cani-e-gatti-in-sovrappeso-litalia-raggiunge-il-primato/ L’obesità è una patologia che colpisce anche i nostri amati animali domestici. Lo sostiene una ricerca, secondo cui cani e gatti italiani sono i più sovrappeso di tutti Lo studio è stato effettuato da YouGov e Hill’s Pet Nutrition. L’indagine ha coinvolto 4300 animali domestici, di cui 1300 italiani. I motivi Le ragioni per cui […]

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L’obesità è una patologia che colpisce anche i nostri amati animali domestici. Lo sostiene una ricerca, secondo cui cani e gatti italiani sono i più sovrappeso di tutti

Lo studio è stato effettuato da YouGov e Hill’s Pet Nutrition. L’indagine ha coinvolto 4300 animali domestici, di cui 1300 italiani.

I motivi

Le ragioni per cui si è creato questo fenomeno sono semplici, il 26% degli intervistati ha dichiarato di abbuffare i propri animali con cibi ipercalorici, mentre il 28% confessa di concedere loro vari pasti prelibati e ghiotti.

L’Europa invece si aggiudica percentuali più basse: 17% in Francia, 13% nel Regno Unito, l’8% nei Paesi Bassi.

Gli animali domestici italiani quindi starebbero pagando il prezzo di un peccato che è essenzialmente umano: la gola.

Ricordate però che: errare umanum est, perseverare autem diabolicum.

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Il bacio che ti cura https://lifestyle.datamanager.it/news/il-bacio-che-ti-cura-48661.html https://lifestyle.datamanager.it/news/il-bacio-che-ti-cura-48661.html#respond Mon, 08 Jul 2013 00:00:00 +0000 https://lifestyle.datamanager.it/2013/07/08/il-bacio-che-ti-cura/ Il bacio è un apostrofo rosa tra le parole t’amo. Così scrive il poeta. Invece la medicina sostiene che il bacio abbia anche effetti terapeutici, ma deve essere frequente e intenso Ecco a cosa può rimediare un bacio: emicrania, colesterolo, luminosità della pelle. Al bacio è stata dedicata una Giornata Mondiale lo scorso 6 luglio. […]

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Il bacio è un apostrofo rosa tra le parole t’amo. Così scrive il poeta. Invece la medicina sostiene che il bacio abbia anche effetti terapeutici, ma deve essere frequente e intenso

Ecco a cosa può rimediare un bacio: emicrania, colesterolo, luminosità della pelle. Al bacio è stata dedicata una Giornata Mondiale lo scorso 6 luglio.

Effetti sul corpo

Baciando viene rilasciata la dopamina e con lei, anche le endorfine che abbassano la sensibilità al dolore. Il bacio avrebbe dunque un effetto analgesico e anti-depressivo. Questo perché il bacio permette di soddisfare l’attaccamento: ci si congiunge fisicamente e questo comporta la produzione da parte del cervello di specifici neurotrasmettitori, in particolare oppiodi, cannabinoidi, serotonina e dopamina.

Anti-stress

Dal momento che riduce anche il livello di cortisolo, il bacio risulta essere un ottimo anti-stress. Il meccanismo è rafforzato dal fatto che il contatto delle labbra stimola l’ossitocina, un ormone che riduce lo stress. Lo ha dimostrato uno studio che ha misurato il livello di ossitocina e quello di cortisolo in alcune coppie di studenti che si baciavano. Sia negli uomini che nelle donne si è registrata una diminuzione di cortisolo, un chiaro segnale di rilassamento, che è stato maggiore di quanto rilevato quando, anziché baciarsi, le coppie si tenevano semplicemente le mani. “Un bacio unico, magari mozzafiato, produce, invece, un aumento del cortisolo che esprime l’effetto stressante positivo tipico delle emozioni intense”.

Un piacere a lento rilascio. Per sperimentare i benefici baciatevi poco ma spesso.

Anti-cancro e anti-età

Il bacio può agire persino come anticancro e anti degenerativo riducendo l’entropia del sistema del partner. Ma per questo effetto la presenza di un forte sentimento reciproco è una condizione irrinunciabile. “Baciare una persona che ci ama e che amiamo è molto differente dal baciare occasionalmente soprattutto dal punto di vista degli effetti che può realmente avere sulla salute”, sottolinea Genovesi.

Inoltre con il bacio ci si scambiano gli anticorpi e, secondo uno studio condotto da ricercatori di Osaka, in Giappone, ciò rafforza il profilo immunitario. “In effetti, la produzione di alcuni neurotrasmettitori specifici stimola il sistema immunitario, in particolare nella sua componente CD4 cioè linfociti T helper”, conferma Genovesi.

Denti, calorie e pelle

Il meno romantico dei benefici del bacio è indicato dall’Academy of general dentistry, un’organizzazione americana no profit, secondo la quale l’aumento di produzione di saliva, che il bacio comporta, favorisce la rimozione dei residui di cibi e dei batteri responsabili della carie.

Per concludere, vi farà piacere sapere che con il bacio si bruciano circa 12 calorie. A beneficiarne è anche la bellezza del viso. Ogni bacio, infatti, muove 29 muscoli facciali rendendo la pelle più tonica e luminosa, mentre la tempesta ormonale che esso può scatenare rilassa il viso.

Baci a tutti.

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Restyling della Statua della Libertà dopo i danni di Sandy https://lifestyle.datamanager.it/news/restyling-della-statua-della-libert-dopo-i-danni-di-sandy-48632.html https://lifestyle.datamanager.it/news/restyling-della-statua-della-libert-dopo-i-danni-di-sandy-48632.html#respond Fri, 05 Jul 2013 00:00:00 +0000 https://lifestyle.datamanager.it/2013/07/05/restyling-della-statua-della-liberta-dopo-i-danni-di-sandy/ Ebbene sì, anche lei, forte dei suoi 93 metri d’altezza, della struttura imponente e degli anni d’esperienza (fu donata agli americani dai francesi nel 1886), l’anno scorso era finita nel ciclone dell’uragano Sandy, subendo un danno di circa 59 milioni di dollari. La riapertura il giorno dell’Indipendenza Ora, in occasione del 4 luglio, festa per […]

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Ebbene sì, anche lei, forte dei suoi 93 metri d’altezza, della struttura imponente e degli anni d’esperienza (fu donata agli americani dai francesi nel 1886), l’anno scorso era finita nel ciclone dell’uragano Sandy, subendo un danno di circa 59 milioni di dollari.

La riapertura il giorno dell’Indipendenza

Ora, in occasione del 4 luglio, festa per eccellenza degli Stati Uniti, la Statua della Libertà è stata riaperta al pubblico. Le parti più danneggiate sono state i marciapiedi che attorniano il monumento, ma danni ingenti si sono verificati anche all’impianto elettrico.

Per riparare l’icona più celebre dell’America sono giunti operai da tutto il Paese. Il loro duro lavoro ha permesso la riapertura della statua proprio il 4 luglio, giorno dell’Indipendenza.

Così questo ritorno a grande richiesta si è celebrato nel migliore dei modi, considerando che il 4 luglio è una dlle feste più importanti ed amate per gli americani. Sancisce infatti l’inizio delle vacanze al mare, e spesso è festeggiato con pic-nic, gite e fuochi d’artificio. Nella Grande Mela gli spettacoli pirotecnici non sono mai mancati. Grazie alla generosità del grande magazzino Macy’s (lo stesso che organizza la parata della Festa del Ringraziamento, a novembre), i fuochi illumineranno la città, lungo il fiume Hudson. As usually, la festa sarà completata con uno spettacolo: quest’anno hanno aderito i cantanti Usher, Taylor Swift, Tim McGraw, Mariah Carey e Selena Gomez.

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Lav e Marevivo lottano per la chiusura dei delfinari: gli italiani sono favorevoli https://lifestyle.datamanager.it/news/lav-e-marevivo-lottano-la-chiusura-dei-delfinari-gli-italiani-sono-favorevoli-48630.html https://lifestyle.datamanager.it/news/lav-e-marevivo-lottano-la-chiusura-dei-delfinari-gli-italiani-sono-favorevoli-48630.html#respond Fri, 05 Jul 2013 00:00:00 +0000 https://lifestyle.datamanager.it/2013/07/05/lav-e-marevivo-lottano-per-la-chiusura-dei-delfinari-gli-italiani-sono-favorevoli/ Approda anche in Italia la campagna europea SOS Delfini. L’iniziativa prende in considerazione anche l’opinione pubblica italiana, per la quale i delfinari dovrebbero essere chiusi Arriva anche nel Bel Paese la campagna SOS Delfini promossa dalla Lega Antivivisezione e da Marevivo. E’ stata appena presentata a Roma e ha lo scopo di far chiudere i […]

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Approda anche in Italia la campagna europea SOS Delfini. L’iniziativa prende in considerazione anche l’opinione pubblica italiana, per la quale i delfinari dovrebbero essere chiusi

Arriva anche nel Bel Paese la campagna SOS Delfini promossa dalla Lega Antivivisezione e da Marevivo. E’ stata appena presentata a Roma e ha lo scopo di far chiudere i delfinari che, a detta delle due associazioni animaliste, non hanno né una funzione scientifica, né una funzione educativa.

“Delfinari italiani violano le normative”

A confermare le violazioni al decreto ministeriale 469 del 2001, che disciplina le condizioni per il mantenimento in cattività dei delfini Tursiopi usati nei delfinari, è un’indagine effettuata la scorsa estate dalla Lav in tutte le strutture italiane. In seguito a ciò, affermano Marevivo e Lav, i risultati delle ricerche verranno consegnati al ministro dell’Ambiente Orlando, nella speranza che verranno esaminate le violazioni, così evidenti che la chiusura dei delfinari apparirà più che scontata e prossima.

Secondo i dati, il 68% degli italiani vorrebbe chiudere i delfinari, invece il 96% spera che in futuro la cattura dei delfini, finalizzata alla loro esibizione nei parchi di divertimento e nei delfinari, verrà proibita oppure puntualmente controllata.

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Sole e fumo: il modo migliore per invecchiare prima https://lifestyle.datamanager.it/news/sole-e-fumo-il-modo-migliore-invecchiare-prima-48554.html https://lifestyle.datamanager.it/news/sole-e-fumo-il-modo-migliore-invecchiare-prima-48554.html#respond Wed, 03 Jul 2013 00:00:00 +0000 https://lifestyle.datamanager.it/2013/07/03/sole-e-fumo-il-modo-migliore-per-invecchiare-prima/ La rivista “Cosmetic and Toiletries Science Applied” ha pubblicato uno studio che attesta quanto era già noto da tempo, ovvero che il fumo associato all’abitudine di prendere il sole senza protezione adeguata contribuisce in modo significativo all’accelerazione del processo di invecchiamento della pelle. Nonostante ciò, gli italiani non rinunciano al sole e sempre più persone […]

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La rivista “Cosmetic and Toiletries Science Applied” ha pubblicato uno studio che attesta quanto era già noto da tempo, ovvero che il fumo associato all’abitudine di prendere il sole senza protezione adeguata contribuisce in modo significativo all’accelerazione del processo di invecchiamento della pelle. Nonostante ciò, gli italiani non rinunciano al sole e sempre più persone fanno dell’abbronzatura una vera e propria malattia.

Tornando allo studio appena diffuso, questi sono i dati estrapolati dalle ricerche condotte dalla University of California School of Medicine: le sigarette e l’abbronzatura costano alla nostra pelle un invecchiamento fino a 11 volte superiore al normale. In particolare, le sigarette provocherebbero l’insorgenza di rughe pari a quelle che si formerebbero nell’arco di 10 anni e questo, vale per ogni anno di fumo. Per quanto riguarda la tintarella invece, basterebbero due ore di sole al giorno, senza le dovute protezioni, per provocare danni e invecchiamento all’epidermide. Oltre alle rughe, fumo ed esposizione solare causerebbero un importante peggioramento della pelle dal punto di vista del colorito, della compattezza e della morbidezza.

Lo studio

La ricerca è stata effettuata considerando le diverse risposte della pelle in individui gemelli. E’ emerso che l’invecchiamento risulta proporzionale al numero di sigarette fumate, come sostiene il dermatologo dell’istituto di ricerca californiano, Howard Maibach, che parla addirittura di “smoking face”.

Non è mai troppo tardi

Tuttavia gli studiosi sostengono che i danni ottenuti da un abuso di queste due cattive abitudini possono essere attenuati. Chi decide di smettere di fumare infatti si accorgerà di un miglioramento della propria pelle già dopo nove mesi, pelle che finalmente assumerà maggior tono ed elasticità e un colorito più luminoso. Per dirla in cifre, la pelle potrebbe ringiovanire fino a tredici anni.

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“NON SIAMO FUMO”: i produttori di e-cig contro la tassazione voluta dal Governo https://lifestyle.datamanager.it/news/non-siamo-fumo-i-produttori-di-e-cig-contro-la-tassazione-voluta-dal-governo-48551.html https://lifestyle.datamanager.it/news/non-siamo-fumo-i-produttori-di-e-cig-contro-la-tassazione-voluta-dal-governo-48551.html#respond Wed, 03 Jul 2013 00:00:00 +0000 https://lifestyle.datamanager.it/2013/07/03/non-siamo-fumo-i-produttori-di-e-cig-contro-la-tassazione-voluta-dal-governo/ Si sono mobilitati i produttori di sigarette elettroniche, rappresentati dall’Associazione Nazionale Fumo Elettronico. Il prossimo 9 luglio hanno organizzato a Roma una manifestazione di protesta che si svolgerà davanti alla Camera dei Deputati, volta a sensibilizzare il Governo riguardo il provvedimento di tassazione delle sigarette elettroniche Ad ogni azione corrisponde una reazione. Finora, la cronaca […]

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Si sono mobilitati i produttori di sigarette elettroniche, rappresentati dall’Associazione Nazionale Fumo Elettronico. Il prossimo 9 luglio hanno organizzato a Roma una manifestazione di protesta che si svolgerà davanti alla Camera dei Deputati, volta a sensibilizzare il Governo riguardo il provvedimento di tassazione delle sigarette elettroniche

Ad ogni azione corrisponde una reazione. Finora, la cronaca ha parlato esclusivamente delle manovre da parte del Governo nei confronti delle sigarette elettroniche, come la volontà del Consiglio Superiore di Sanità di bandirle dai luoghi pubblici, o la decisione del Ministro Lorenzin di vietarle nelle scuole e ai minori di diciotto anni.

La protesta dell’ANaFE

Ora è il momento della risposta dei diretti interessati, i produttori di sigarette elettroniche.

Quello che ha innescato il loro disappunto è l’ultimo provvedimento preso dal Governo che prevede la tassazione delle sigarette elettroniche. Così la categoria si è mobilitata, organizzando per il prossimo 9 luglio una manifestazione che ha lo scopo di convincere Parlamento, Governo e opinione pubblica, a rivedere il provvedimento che sancisce la tassazione delle sigarette, un’imposta che nel giro di poche settimane soffocherà un mercato fino ad oggi molto produttivo, secondo i produttori.

L’ANaFE, che ha deciso di adottare lo slogan “NON SIAMO FUMO. Non fate evaporare i nostri investimenti”, sostiene che questa tassazione è insensata perché equipara i loro prodotti alle sigarette tradizionali. I produttori aggiungono poi che il provvedimento non ha considerato il fatto che si tratta di una sostituzione al tabacco che fa meno male, nonostante l’Agenzia Italiana del Farmaco la pensi diversamente, e che le sigarette digitali saranno complici di un risparmio per lo Stato dal punto di vista delle spese sanitarie.

Un investimento positivo

A detta dell’ANaFE il business dell’e-cig ha alimentato un mercato che nel giro di un anno ha reso possibile la nascita di 3000 imprese e l’investimento di cifre importanti da parte di 5000 persone. Gli esperti in materia vogliono sottolineare i numerosi e importanti investimenti che sono stati fatti attorno a questo nuovo prodotto: gente che ha affittato negozi vuoti mentre contemporaneamente molte persone sono state costrette a chiuderli, giovani assunti in un periodo in cui i licenziamenti si sprecano.

Queste le parole di commento di Massimiliano Mancini, presidente di ANaFE: “Imporre l’applicazione dell’imposta pari al 58,5% sul dispositivo, sulle parti di ricambio dello stesso, compresi cavi USB e batterie come quelle dei cellulari, e sulle ricariche, parificando tali prodotti sul piano della tassazione alle sigarette, equivale a mettere sullo stesso piano un prodotto che uccide con uno che fa molto meno male. Un concetto questo riaffermato da soggetti quali l’Istituto Superiore di Sanità, dal prof. Umberto Veronesi e tanti altri.”.

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