Alzheimer, verso un test del sangue universale

Quali sono le categorie professionali che fanno da scudo all’Alzheimer?

Se sei un avvocato, un insegnante, un medico o un assistente sociale, puoi ritenerti meno a rischio di sviluppare la malattia neuro-degenerativa. E’ quanto sostengono i ricercatori dell’Alzheimer Disease Research Center nel Wisconsin, che hanno individuato in queste categorie di lavoratori quelle più al sicuro dall’Alzheimer, in quanto comporterebbero un giusto equilibrio di attività mentale e relazioni interpersonali. I risultati dello studio sono stati presentati all’Alzheimer’s Association International Conference in corso a Toronto.

Ancora nessuna cura definitiva

Nei malati di Alzheimer, di cui è stata scoperta la causa e anche individuato il meccanismo di formazione, con il passare del tempo le spine dendritiche diminuiscono, sbiadendo i ricordi. Le ultime stime dell’Organizzazione Mondiale della Sanità parlano di più di 107 milioni di persone colpite dalla malattia nel 2050. Una caratteristica comune a tutti i malati è la presenza di ammassi neurofibrillari e di placche amiloidi a livello del cervello. Purtroppo, nonostante tutte le sperimentazioni attuate per contrastare questa patologia, ad oggi una vera e propria cura non esiste, anche se un gruppo di ricercatori australiani potrebbe mettere a punto entro 2-3 anni il vaccino.  Di recente un gruppo di ricercatori italiani ha scoperto come combattere l’Alzheimer trasportando insulina al cervello attraverso un “nanogel” di particelle nebulizzate, mentre un’altra ricerca sostiene che la cannabis potrebbe favorire la rimozione della proteina associata a questa malattia.

Attività fisica e mentale

Come sempre in questi casi in cui una cura definitiva non è stata ancora trovata, bisogna affidarsi soprattutto alla prevenzione. Uno studio dell’Università del Kentucky ha dimostrato che l’esercizio fisico fa bene al cervello e riduce le probabilità di sviluppare l’Alzheimer. I neuroni, in assenza di malattie, non invecchiano ma posso addirittura rigenerarsi. Anche l’attività cerebrale può ridurre le possibilità di insorgenza della malattia e nello studio gli scienziati statunitensi hanno esaminato le iperintensità della sostanza bianca – le macchi bianche visibili con la risonanza magnetica cerebrale e associate con la malattia neurologica – in 284 persone di mezza età, considerati a rischio demenza.  I lavoratori più protetti sono risultati avvocati, assistenti sociali, insegnanti e medici, mentre i più vulnerabili invece gli addetti agli scaffali in magazzini e supermercati, cassieri, operai. A quanto pare però il fattore che maggiormente protegge dal rischio di Alzheimer non è tanto il livello di impegno mentale, quanto sono intellettuali le professioni, ma quanto ci mettono in relazione con gli altri, determinando un impegno che può risultare stressante ma rende il cervello più impermeabile alla malattia.

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