Alzheimer, verso un test del sangue universale

Uno studio rivela che un elevato contenuto di sale può causare carenza di ossido nitrico, fondamentale per il cervello

Attenzione agli eccessi di sale nel cibo: secondo uno studio della Weill Cornell Medicine di New York, potrebbe favorire il declino cognitivo, influenzando la proteina tau, collegata allo sviluppo del morbo di Alzheimer.

La ricerca, effettuata sui topi, rivela che un elevato contenuto di sale nella dieta causerebbe una carenza dell’ossido nitrico, che è invece fondamentale per una corretta vascolarizzazione del cervello. Se si verifica quindi una carenza di ossido nitrico, potrebbero verificarsi di conseguenza anche dei cambiamenti chimici nella proteina tau, favorendo così l’insorgere dell’Alzheimer.

Gli italiani in generale tendono a sottovalutare i rischi a cui si va incontro assumendo troppo sale: dalla ritenzione idrica all’ipertensione, che colpisce un italiano su treall’invecchiamento precoce della arterie.

Il legame tra alimentazione a funzione cognitiva

Attraverso lo studio i ricercatori hanno indagato il nesso tra il consumo di sale e la possibile insorgenza della demenza, arrivando alla conclusione che limitare l’assunzione di sale aiuta a mantenere sani i vasi sanguigni nel cervello, evitando quindi l’insorgenza del morbo di Alzheimer.

Gli esperti spiegano che la criticità risiede nell’accumulo di depositi di tau, implicato nello sviluppo della demenza, che secondo una recente ricerca potrebbe essere collegata anche al virus dell’herpes “Il nostro studio fornisce anche ulteriori prove di un legame tra le abitudini alimentari e la qualità della funzione cognitiva”, ha spiegato l’autore principale dello studio, il dottor Giuseppe Faraco.

Lo stesso team di studiosi nel 2018 aveva scoperto che una dieta ricca di sale causa demenza nei topi. In particolare si era osservato che i roditori non riuscivano a completare attività quotidiane come costruire le tane e avevano avuto difficoltà a superare alcuni test di memoria. I ricercatori avevano così capito che una dieta ricca di sale aveva causato il rilascio delle molecole di interleuchina-17 (IL-17), che favorisce l’infiammazione come risposta immunitaria del corpo. L’IL-17, una volta entrato nel flusso sanguigno, ha impedito alle cellule delle pareti dei vasi sanguigni di alimentare il cervello con la produzione di ossido nitrico, che allarga i vasi sanguigni, permettendo al sangue di fluire. Ecco perché una carenza di ossido nitrico può limitare il flusso sanguigno.

Il ruolo fondamentale della proteina tau

L’analisi è stata poi approfondita concentrandosi sulla proteina tau, che rappresenta la struttura per l’impalcatura dei neuroni, che aiuta a trasportare sostanze nutritive per il cervello.

“Se la tau diventa instabile e fuoriesce dal citoscheletro può provocare dei problemi”, hanno spiegato i ricercatori. Una volta che si distacca, la proteina può accumularsi nel cervello, determinando difficoltà cognitive.

Per arrivare a comprendere a fondo l’importanza della tau nella demenza, i ricercatori hanno somministrato ai topi una dieta ricca di sale e limitato il flusso sanguigno al cervello con un anticorpo specifico. Nonostante il flusso sanguigno limitato, gli studiosi hanno osservato un’attività cognitiva regolare nei roditori. “Questo ha dimostrato che ciò che realmente influisce sull’insorgenza della demenza è la tau e non la mancanza di flusso sanguigno”, hanno concluso gli specialisti.  

Leggi anche:  Alzheimer, la dieta per fermarlo è a base di tè verde e carote