Apocalisse antibiotica minaccia anche l’Italia, non esiste una cura

A lanciare l’allarme globale per la diffusione del super batterio resistente a tutti i tipi di antibiotici è un team di scienziati americani a un congresso dell’American Society for Microbiology. Il batterio contiene un gene chiamato Mcr-1 e si sta diffondendo nel mondo a una velocità inimmaginabile: individuato per la prima volta 18 mesi fa, è già presente nel 25% dei pazienti ricoverati in ospedale in alcune aree della Cina e si sta diffondendo anche negli Stati Uniti e in altri 20 paesi. 

Ciò che rende estremamente pericoloso questo batterio è la sua capacità di resistere anche alla Colistina, l’ultima arma antibiotica rimasta ai medici per fronteggiare la diffusione dei super batteri resistenti agli antibiotici. Si prospetta quindi uno scenario apocalittico in un futuro prossimo, quando banali infezioni o interventi chirurgici come una semplice appendicectomia potrebbero mettere a rischio la vita dei pazienti.

Una minaccia sempre più grave

Questa settimana a Berlino si terrà una conferenza a cui parteciperanno il governo britannico, le Nazioni Unite, il Wellcome Trust e i governi di altri paesi, per discutere la preoccupante questione e sensibilizzare le case farmaceutiche a continuare e avanzare con la ricerca per risolvere questo problema. Secondo un report rilasciato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, la diffusione dei super batteri e l’aumento della resistenza antimicrobica rappresentano una minaccia sempre più grave per l’umanità. L’Italia è molto sensibile a questo problema, dato che va al nostro Paese il primato negativo per l’uso scorretto e l’abuso di antibiotici, che favorisce lo sviluppo di super batteri.  Questo ha spinto molti medici a ricorrere alla Colistina, un antibiotico che era in disuso dagli anni 50 anche a causa dei pesanti effetti collaterali sui reni.

Verso un apocalisse antibiotica

La diffusione dell’Mcr-1 rende ora inutile anche questo farmaco: «Il mondo rischia di trovarsi di fronte a un’apocalisse antibiotica – ha detto al Guardian Sally Davies, Chief Medical Officer del Regno Unito -. Se non si fa qualcosa, operazioni di routine e semplici ferite potranno diventare mortali». Attualmente 700 mila persone muoiono ogni anno per infezioni resistenti agli antibiotici e questo numero salirà a 10 milioni nel 2050. La tubercolosi, tornata a Questa situazione «rappresenta il pericolo più grande per l’umanità in anni recenti» spiegano gli scienziati. Sir Jim O’Neil, che parlerà al convegno di Berlino, accusa i medici, «che dovrebbero smetterla di prescrivere antibiotici quando non è necessario, come purtroppo si fa dagli Anni 50».

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