Valentina Scotti – Lifestyle – DMO Data Manager Online https://lifestyle.datamanager.it Lifestyle - DMO Data Manager Online Fri, 28 Feb 2020 09:30:29 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=5.8.13 Scoperto il primo organismo al mondo che non ha bisogno di respirare https://lifestyle.datamanager.it/2020/02/28/scoperto-il-primo-organismo-al-mondo-che-non-ha-bisogno-di-respirare/ https://lifestyle.datamanager.it/2020/02/28/scoperto-il-primo-organismo-al-mondo-che-non-ha-bisogno-di-respirare/#respond Fri, 28 Feb 2020 09:30:29 +0000 https://lifestyle.datamanager.it/?p=202549 Il parassita Henneguya salminicola è in grado di sopravvivere pur non essendo capace di trasformare l’ossigeno in energia Esiste sul nostro pianeta un animale capace di vivere senza ossigeno? A scoprirlo è stato un team di scienziati della Tel Aviv University in Israele, che insieme ad altri istituti di ricerca hanno individuato la presenza di uno […]

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Il parassita Henneguya salminicola è in grado di sopravvivere pur non essendo capace di trasformare l’ossigeno in energia

Esiste sul nostro pianeta un animale capace di vivere senza ossigeno? A scoprirlo è stato un team di scienziati della Tel Aviv University in Israele, che insieme ad altri istituti di ricerca hanno individuato la presenza di uno strano minuscolo parassita in grado di sopravvivere senza respirare.
Henneguya salminicola
, così è stato battezzato il bizzarro organismo, si riproduce infettando il tessuto muscolare di pesci e vermi subacquei e non possiede un genoma mitocondriale: ecco perché non è in grado di trasformare l’ossigeno in energia.
Ad oggi è l’unico animale conosciuto che presenta caratteristiche di questo tipo, che sono state descritte dagli autori dello studio attraverso le pagine dei Proceedings of the National Academy of Sciences.

Una strana evoluzione genetica

Questa singolare creatura è un cnidario, lontanamente imparentato con coralli, meduse e anemoni, che si è però evoluto perdendo la maggior parte del genoma originale: “Non ne condivide il tessuto, le cellule nervose, i muscoli. Niente di tutto questo”, ha spiegato Dorothée Huchon, biologa evoluzionistica dell’ateneo israeliano e co-autrice della ricerca.

“Oggi abbiamo scoperto che tra i tratti che ha perduto c’è anche la capacità di respirare”.

Ora gli scienziati si interrogano sul motivo della perdita di questa caratteristica, formulando varie ipotesi tra cui quella secondo cui questo “downgrade genetico” abbia apportato il vantaggio di riprodursi in tempi più brevi, avendo eliminato la necessità di respirare.

Verso un organismo unicellulare

Un altro aspetto che incuriosisce i ricercatori è rappresentato dalla strana direzione evolutiva di H. salminicola: le sue spore sono organismi pluricellulari, simili a cellule spermatiche con due code e un paio di “occhi” ovali che servono ad attaccarsi all’animale ospite, mentre l’organismo adulto somiglia molto di più a un essere unicellulare.
“In generale, gli animali sono organismi pluricellulari con tanti geni che diventano via via sempre più complessi”, spiega ancora Huchon. “In questo caso siamo di fronte a qualcosa di completamente diverso: H. salminicola si sta evolvendo per diventare un organismo unicellulare”.

Gli scienziati si domandano anche come faccia questo parassita ad ottenere l’energia necessaria per respirare. Anche se non esiste ancora una risposta certa, l’ipotesi più probabile è che questo H. salminicola possieda delle proteine in grado di importare energia già “lavorata” – la cosiddetta Atp – prelevandola direttamente dall’organismo ospite.

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Nintendo sostituisce il Game Boy rotto ad una 95enne appassionata di Tetris https://lifestyle.datamanager.it/2020/02/27/nintendo-sostituisce-il-game-boy-rotto-a-una-95enne-appassionata-di-tetris/ https://lifestyle.datamanager.it/2020/02/27/nintendo-sostituisce-il-game-boy-rotto-a-una-95enne-appassionata-di-tetris/#respond Thu, 27 Feb 2020 09:40:07 +0000 https://lifestyle.datamanager.it/?p=202539 L’assistenza clienti ha regalato all’anziana signora una nuova console funzionante Dal Giappone arriva una storia commovente, che risale a qualche anno fa ma che è emersa solo da pochi giorni grazie al racconto della famiglia interessata, tramite una lettera all’Asahi Shinbun, uno dei quotidiani nazionali più popolari nella terra del Sol Levante. Pubblicata il 21 […]

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L’assistenza clienti ha regalato all’anziana signora una nuova console funzionante

Dal Giappone arriva una storia commovente, che risale a qualche anno fa ma che è emersa solo da pochi giorni grazie al racconto della famiglia interessata, tramite una lettera all’Asahi Shinbun, uno dei quotidiani nazionali più popolari nella terra del Sol Levante.
Pubblicata il 21 febbraio, la storia è diventata in breve tempo virale anche sui social.

Un modello introvabile 

L’efficienza e la serietà dell’assistenza clienti giapponese non è certo una novità, non per niente è considerata una delle migliori al mondo. Ma l’episodio raccontato da questa famiglia, che ha come protagonista la nota compagnia giapponese Nintendo, ha comunque stupito e commosso molte persone.
A diffonderlo è  Kuniko Tsusaka, figlia settantenne dell’anziana signora al centro della nostra storia, che ha raccontato la passione della madre 95enne per il suo Game Boy, in particolare per il celebre gioco Tetris, di cui è sempre stata una fan assidua. Purtroppo l’anziana signora si è poi ammalata e quasi contemporaneamente anche il suo Game Boy (il terzo che ha comprato nel corso degli anni) ha smesso di funzionare a causa dell’usura.
La famiglia ha cercato ripetutamente sia di ripararlo che di trovarne uno identico a quel modello ormai “vintage”, che fosse però funzionante. Tuttavia, essendo passati ormai decine di anni dalla commercializzazione della console, era stato fino a quel momento impossibile accontentare l’anziana giocatrice.

Tutto è nato da un equivoco linguistico

lI nipote della signora ha quindi consigliato alla nonna di rivolgersi alla “assistenza clienti divina” di Nintendo (“kami taiou” in giapponese). Proprio da qui è nato il fraintendimento da cui è scaturito il lieto fine della storia: nella lingua giapponese, in quel contesto kami taiou può significare sia “divino” che “carta”; a causa dell’assonanza,  l’anziana signora ha quindi pensato che il nipote parlasse della “assistenza clienti cartacea“ e ha scritto di suo pugno una lettera a Nintendo, spedendola e allegandovi il suo Game Boy.

Dopo poco più di una settimana la compagnia di Kyoto ha risposto a sua volta con una gentilissima lettera, augurando alla signora una lunga vita e allegando un Game Boy nuovo e funzionante. Nintendo ha spiegato che in effetti la console portatile non è più prodotta e non sono nemmeno più disponibili pezzi di ricambio, ma la fortuna ha voluto che trovassero una console di quel modello rimasta in magazzino, che hanno prontamente spedito alla nonnina.
L’anziana madre ha continuato così a giocare con il suo Game Boy per anni, superando la malattia, fino a quando è mancata alla veneranda età di 99 anni.
Game Boy, la console portatile che ha fatto giocare generazioni di ragazzi fu lanciata sul mercato giapponese il 21 aprile 1989 e l’anno scorso ha infatti festeggiato 30 anni.

Circolata sui social, la lettera ha raccolto tantissimi like e commenti dei fan giapponesi di Nintendo, che si sono sperticati in lodi sull’efficienza e la straordinaria sensibilità dimostrata dal suo servizio.

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“Come sopravvivere” al Coronavirus, secondo l’opera d’arte del designer Max Siedentopf https://lifestyle.datamanager.it/2020/02/26/come-sopravvivere-al-coronavirus-secondo-lopera-darte-del-designer-max-siedentopf/ https://lifestyle.datamanager.it/2020/02/26/come-sopravvivere-al-coronavirus-secondo-lopera-darte-del-designer-max-siedentopf/#respond Wed, 26 Feb 2020 10:31:50 +0000 https://lifestyle.datamanager.it/?p=202518 Gli ironici scatti del fotografo tedesco-namibiano hanno fatto discutere, indignare ma anche riflettere In questi giorni in cui la stampa ci bombarda di notizie dai toni allarmanti per non dire catastrofici sul coronavirus, attraverso i social stanno circolando centinaia di meme virali spesso dissacranti, che ironizzano sull’isteria di massa e la psicosi collettiva a cui […]

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Gli ironici scatti del fotografo tedesco-namibiano hanno fatto discutere, indignare ma anche riflettere

In questi giorni in cui la stampa ci bombarda di notizie dai toni allarmanti per non dire catastrofici sul coronavirus, attraverso i social stanno circolando centinaia di meme virali spesso dissacranti, che ironizzano sull’isteria di massa e la psicosi collettiva a cui stiamo assistendo in Italia in questo momento.
Tuttavia ancora nessuna iniziativa artistica “ufficiale” si era espressa a riguardo. Il primo a pensarci è stato il designer tedesco-namibiano Max Siedentopf, che con il suo progetto fotografico “How To Survive A Deadly Global Virus” ha scatenato, com’era prevedibile, le reazioni più disparate, facendo comunque riflettere sulla situazione attuale.

Così l’artista ha dato libero sfogo alla sua immaginazione attraverso i suoi scatti dissacranti e grotteschi, suggerendo l’utilizzo di oggetti e prodotti di uso comune,  dall’assorbente al vasetto di Nutella, come possibili mascherine anti-contagio, il vero simbolo della battaglia globale all’epidemia.

Fonte: Collateral

Un tentativo di riflessione

Al di là dell’evidente provocazione, si tratta senza dubbio di un interessante tentativo di spingerci a riflettere sulle caratteristiche più preoccupanti della nostra società, che si stanno palesando in modo evidente in questi giorni di allarmismo globale per la diffusione del coronavirus; soprattuto l’incapacità di comprendere, affrontare e gestire  in modo razionale un problema di questa portata, senza farsi influenzare dai comportamenti istintivi dettati dalla paura irrazionale e incontrollata.
Un altro problema a cui l’opera di Siedentopf allude è quello della diffusione ingestibile di informazioni errate e fuorvianti, che spesso vengono accolte indiscriminatamente dalla maggior parte delle persone, senza capacità critica. E’ sotto gli occhi di tutti come la tendenza a lasciarsi andare al panico abbia portato ad assumere comportamenti insensati e a volte incivili, come l’assalto ai supermercati dei giorni scorsi.

Detto questo, era immaginabile che il progetto di Max facesse arrabbiare molti, motivo cui sembra essere sparito sia da Instagram che dal sito ufficiale.

Anche l’artista si è pubblicamente scusato, spiegando che il suo progetto ha il solo scopo di stimolare reazioni e far riflettere, non si tratta quindi semplicemente di una presa in giro. L’arte, del resto, è spesso provocante e dissacrante e, apprezzata o meno, l’opera di Siedentopf rimane una mera trovata artistica.

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Mi è sembrato di vedere… una manta rosa! https://lifestyle.datamanager.it/2020/02/21/mi-e-sembrato-di-vedere-una-manta-rosa/ https://lifestyle.datamanager.it/2020/02/21/mi-e-sembrato-di-vedere-una-manta-rosa/#respond Fri, 21 Feb 2020 10:21:25 +0000 https://lifestyle.datamanager.it/?p=202495 Un fotografo immortala una rarissima “pink manta” nelle acque di Lady Elliot Island, intorno alla barriera corallina australiana Kristian Laine non voleva credere ai suoi occhi, o meglio, alla sua macchina fotografica, quando durante un’immersione nelle acque di Lady Elliot Island, attorno al Great Barrier Reef australiano ha inquadrato con il suo obiettivo un rarissimo […]

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Un fotografo immortala una rarissima “pink manta” nelle acque di Lady Elliot Island, intorno alla barriera corallina australiana

Kristian Laine non voleva credere ai suoi occhi, o meglio, alla sua macchina fotografica, quando durante un’immersione nelle acque di Lady Elliot Island, attorno al Great Barrier Reef australiano ha inquadrato con il suo obiettivo un rarissimo esemplare di “pink manta”.

“Non avevo mai sentito parlare di manta rosa – racconta Laine – e quando l’ho vista attraverso l’obiettivo ho pensato che la mia macchina non funzionasse bene”.

Clouseau, o la “Pantera Rosa” dei mari

Una convinzione che il fotografo ha continuato ad avere fino a quando non ha  messo a confronto i suoi scatti con quelli nella bacheca del ristorante sull’isola, dove la manta rosa (Mobula alfredi) è considerata quasi una celebrità.
L’affascinante animale è stato infatti avvistato la prima volta nel 2015 dal sub Ryan Jeffery e soprannominato “Clouseau”, in rifermento al famoso ispettore interpretato al cinema da Peter Sellers. Da quel primo avvistamento, la manta rosa è stata vista in tutto una decina di volte.

Negli scatti di Laine, la Pantera Rosa dei mari è stata immortalata mentre era circondata da altri sette esemplari maschi, durante il rituale del corteggiamento.

Qual è il motivo del colore rosa?

Questo esemplare sembra essere unico nel suo genere e gli studiosi stanno ancora indagando sulle cause di questa particolare pigmentazione.

Inizialmente i biologi di Project Manta avevano formulato due ipotesi per spiegare la particolare colorazione: una dieta particolare oppure una possibile infezione. Entrambe le possibilità sono poi però state escluse, considerando che alcuni dettagli come una voglia e la tonalità del rosa nel suo complesso erano rimasti immutati rispetto ai precedenti avvistamenti;
gli esperti propendono così per la spiegazione genetica: si tratterebbe di una mutazione che altera la melanina, come ha spiegato Asia Haines del team di ricerca.

Concorda con questa ipotesi anche Nicholls State dell’University della Louisiana, che al National Geographic ha parlato di eritrismo, fenomeno dovuto ad una alterazione dei pigmenti che negli animali possono virare sul rosso. Al di là dell’interesse per in singolo esemplare, lo studio della pink manta potrebbe aiutare a comprendere l’evoluzione di questa affascinante specie, a partire dal colore.

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Obesità infantile, aumentata di 11 volte in 40 anni https://lifestyle.datamanager.it/2020/02/20/obesita-infantile-aumentata-di-11-volte-in-40-anni/ https://lifestyle.datamanager.it/2020/02/20/obesita-infantile-aumentata-di-11-volte-in-40-anni/#respond Thu, 20 Feb 2020 09:41:03 +0000 https://lifestyle.datamanager.it/?p=202481 La colpa è del marketing aggressivo e delle cattive abitudini familiari Un rapporto realizzato da Unicef, Organizzazione Mondiale della Sanità e Lancet denuncia un aumento preoccupante del numero di bambini e adolescenti obesi nel mondo: dagli 11 milioni del 1975 si è passati ai 124 milioni del 2016, un aumento di 11 volte in circa […]

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La colpa è del marketing aggressivo e delle cattive abitudini familiari

Un rapporto realizzato da Unicef, Organizzazione Mondiale della Sanità e Lancet denuncia un aumento preoccupante del numero di bambini e adolescenti obesi nel mondo: dagli 11 milioni del 1975 si è passati ai 124 milioni del 2016, un aumento di 11 volte in circa 40 anni. Secondo le previsioni dell’Istituto britannico per la Ricerca sul cancro, la generazione dei millennials ha una tendenza al sovrappeso che rischia di raggiungere livelli preoccupanti nei prossimi anni.
Una delle principali cause di questo allarmante quadro è il marketing aggressivo, che può arrivare fino a 30.000 annunci pubblicitari in un anno, che spinge i bambini verso i fast food e il consumo di cibi spazzatura e bevande zuccherate, che causano 184mila morti all’anno.

Le cattive abitudini e stili di vita

Si stima che in Italia siano circa 2 milioni e 130 mila bambini e adolescenti obesi o sovrappeso, pari al 25,2% della popolazione tra i 3 ed i 17 anni.
L’obesità infantile rappresenta ancora un’emergenza sanitaria in Italia; secondo un’indagine di Altroconsumo, nonostante un lieve calo rispetto al passato, le statistiche parlano chiaro e rivelano un quadro preoccupante.
L’Associazione ritiene che tra i fattori responsabili di questa situazione siano anche «le abitudini a tavola all’interno dei nuclei familiari con il preoccupante abbandono in Italia dei principi della dieta mediterranea. Nel 2019 gli italiani nel carrello della spesa hanno tagliato gli acquisti di frutta e verdura che scendono nel 2019 a circa a 8,5 miliardi di chili, in diminuzione del 3% rispetto all’anno precedente, con effetti sulla salute e sulla qualità della vita, secondo l’analisi della Coldiretti su dati Cso».

«Si è verificato infatti un brusco calo che – sottolinea la Coldiretti – ha fatto scendere il consumo individuale sotto la soglia minima di 400 grammi di frutta e verdure fresche per persona, da mangiare in più volte al giorno, raccomandato dal Consiglio dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms) per una dieta sana».

«A provocare il calo – continua la Coldiretti – è stato il -4% della frutta ed il -2% degli ortaggi nonostante il diffondersi di smoothies, frullati e centrifugati consumati al bar o a casa grazie alle nuove tecnologie. Un dato ancora più allarmante – denuncia Coldiretti – se si considera che a consumare meno frutta e verdura sono soprattutto i bambini e gli adolescenti, con quantità che sono addirittura sotto la metà del fabbisogno giornaliero, aumentando così i rischi legati all’obesità e alle malattie ad essa collegate».

Cibi a Km 0 nelle mense scolastiche

«Per assicurare una migliore alimentazione ma anche per educare le nuove generazioni è importante – sostiene la Coldiretti – qualificare l’offerta delle mense scolastiche anche con cibi locali a km 0 che valorizzano le realtà produttive locali e garantiscono genuinità e freschezza».

Un altro dato rilevante riguarda l’esposizione dei giovani alla pubblicità delle sigarette elettroniche, che è aumentata di oltre il 250% negli Usa in due anni.
«L’autoregolamentazione del settore industriale ha fallito. Studi dimostrano – spiega Anthony Costello, uno degli autori del rapporto – che non ha frenato la capacità delle imprese di fare pubblicità ai minori».
Secondo una recente ricerca, anche lo stile di vita avrebbe un’incidenza significativa sull’aumento di peso dei più piccoli: ogni ora passata davanti alla televisione aumenta la massa corporea dei bambini di 0,1 punti, corrispondenti a circa 2 kg. Anche dormire poco fa ingrassare: la Società Italiana di Pediatria Preventiva e Sociale (Sipps) ha evidenziato un forte legame tra qualità del sonno e obesità infantile. Inoltre, secondo un altro studio i bimbi nati con il cesareo avrebbero il 15% in più di possibilità di diventare ragazzi obesi.

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L’Urlo di Munch a rischio, il dipinto sta lentamente scomparendo https://lifestyle.datamanager.it/2020/02/19/lurlo-di-munch-a-rischio-il-dipinto-sta-lentamente-scomparendo/ https://lifestyle.datamanager.it/2020/02/19/lurlo-di-munch-a-rischio-il-dipinto-sta-lentamente-scomparendo/#respond Wed, 19 Feb 2020 10:16:57 +0000 https://lifestyle.datamanager.it/?p=202464 Gli esperti del Munch Museum di Oslo spiegano come e perché alcune parti della tela stanno perdendo colore Com’è possibile che un capolavoro come L’urlo, il celebre dipinto del pittore norvegese Edvard Munch, stia lentamente scomparendo? A quanto pare sta accadendo davvero, secondo le rivelazioni degli esperti del Munch Museum di Oslo che hanno analizzato […]

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Gli esperti del Munch Museum di Oslo spiegano come e perché alcune parti della tela stanno perdendo colore

Com’è possibile che un capolavoro come L’urlo, il celebre dipinto del pittore norvegese Edvard Munch, stia lentamente scomparendo?
A quanto pare sta accadendo davvero, secondo le rivelazioni degli esperti del Munch Museum di Oslo che hanno analizzato il quadro, che sta progressivamente perdendo colore. Come si legge sul New York Times, in uno studio ricercatori spiegano anche come e perché alcune parti della tela colorate inizialmente di un giallo-arancio brillante ora tendano verso un bianco avorio.

Questo gruppo di esperti sta lavorando sul dipinto dal 2012, usando raggi X, laser e microscopio elettronico ad alta potenza per analizzare pigmenti e frammenti di colore, ottenendo così nuove importanti informazioni sull’autore e sul suo modo di dipingere, fondamentali per definire la migliore strategia di conservazione dell’opera.

Un problema comune nei dipinti espressionisti

“Osservando la superficie del quadro al microscopio è possibile individuare delle piccole strutture simili a stalagmiti: si tratta di nanocristalli che stanno crescendo sul dipinto”, spiega Jennifer Mass, presidente del laboratorio di Analisi Scientifiche delle Belle Arti di Harlem.

“Abbiamo analizzato la vernice utilizzata dall’autore, scoprendo che questa problematica è in realtà piuttosto comune anche nei dipinti espressionisti realizzati tra il 1880 e il 1920”, prosegue la ricercatrice. “Vi è un interesse per gli artisti di nome più grande, per ovvie ragioni. Ma in realtà questi sono problemi che interesseranno tutti gli artisti di quel periodo che hanno utilizzato gli stessi materiali”, aggiunge Nicholas Eastaugh, fondatore e guida dell’associazione Art Analysis & Research di Londra.

Ricostruzioni digitali e realtà aumentata

“I colori di fine Ottocento e inizio Novecento si stanno sbiadendo rapidamente a causa dei cambiamenti della verniciatura. Questi colori sono il risultato della macinazione manuale di minerali estratti dal terreno, mentre i pigmenti derivano da coloranti a base di piante e insetti. Solo con la rivoluzione industriale vennero commercializzate le tinture sintetiche a base di cadmio e cromo, che venivano poi diluite con olio e riempitivi”, spiega ancora Jennifer Mass.

“Molti artisti lavoravano an plein-air sperimentando varie pitture e teorie dei colori, questo rese popolari i nuovi pigmenti”, aggiunge Lena Stringari, vicedirettore del Solomon R. Guggenheim Museum and Foundation. “Il nostro scopo non è quello di applicare nuovi pigmenti sulla tela, ma piuttosto provare a invertire il tempo in un mondo sempre più digitalizzato. Le ricostruzioni digitali potrebbero rendere al meglio la grandezza passata di un dipinto. Le previsioni indicano uno spostamento verso la realtà aumentata, al punto che basterà sollevare lo smartphone e osservare il colore stratificato sulle tele”, concludono i ricercatori. 

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Vinicio Capossela si esibisce in “Modì” alla mostra di Modigliani https://lifestyle.datamanager.it/2020/02/18/vinicio-capossela-si-esibisce-in-modi-alla-mostra-di-modigliani/ https://lifestyle.datamanager.it/2020/02/18/vinicio-capossela-si-esibisce-in-modi-alla-mostra-di-modigliani/#respond Tue, 18 Feb 2020 15:32:03 +0000 https://lifestyle.datamanager.it/?p=202447 Esibizione a sorpresa del cantautore per la chiusura della mostra al Museo di Livorno Il “regalo” finale a cui hanno potuto assistere coloro che proprio ieri, ultimo giorno di apertura straordinaria, hanno visitato la mostra su Modigliani al Museo della Città di Livorno, è una straordinaria quanto inaspettata performance di Vinicio Capossela: il cantautore, che […]

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Esibizione a sorpresa del cantautore per la chiusura della mostra al Museo di Livorno

Il “regalo” finale a cui hanno potuto assistere coloro che proprio ieri, ultimo giorno di apertura straordinaria, hanno visitato la mostra su Modigliani al Museo della Città di Livorno, è una straordinaria quanto inaspettata performance di Vinicio Capossela: il cantautore, che si è presentato con mantello e cappello neri poco dopo mezzanotte tra domenica 16 e lunedì 17 febbraio, si è esibito nella sua “Modì”, un brano che nel 1991 Capossela dedicò proprio all’artista livornese e che dà anche il nome al suo secondo album.

Ad accoglierlo c’erano ache il sindaco Luca Salvetti e gli asessori alla Cultura e al Bilancio, Simone Lenzi e Viola Ferroni.

Un ritratto in musica di Modì

Il cantautore 54enne, di origini irpine, prima dell’esecuzione è rimasto a lungo in silenzio ad ammirare i quadri, regalando poi ai presenti una performance speciale, un momento magico che ha trasformato la chiusura della mostra di Modigliani in un finale unico, da ricordare.
Capossela si è soffermato in particolare davanti al ritratto di Jeanne Hébuterne e a Bambina in azzurro, esibendosi poi all’organo, accompagnato da fisarmonica, in una versione acustica molto suggestiva di Modì.

Il brano rappresenta una sorta di ritratto in musica di Modigliani, visto con gli occhi della sua amata e del rapporto con la sua città (Per amore tradivi / Per esister morivi / Per trovarmi fuggivi fin qua / Perché Livorno dà gloria / Soltanto all’esilio / E ai morti la celebrità). La performance è stata registrata e diventerà un videoclip di prossima uscita.

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Mercato Centrale a Milano, apre il 7 aprile il nuovo maxi mercato biologico https://lifestyle.datamanager.it/2020/02/18/mercato-centrale-a-milano-apre-il-7-aprile-il-nuovo-maxi-mercato-biologico/ https://lifestyle.datamanager.it/2020/02/18/mercato-centrale-a-milano-apre-il-7-aprile-il-nuovo-maxi-mercato-biologico/#respond Tue, 18 Feb 2020 13:05:28 +0000 https://lifestyle.datamanager.it/?p=202439 Il progetto, pensato per riqualificare la Stazione Centrale, si estenderà su 5000 metri quadri A Milano si respira aria di cambiamento. Dopo l’annuncio dell’apertura imminente di un nuovo Museo del Design, le voci circolate negli ultimi giorni circa l’imminente apertura di un maxi mercato biologico con gli artigiani del cibo sono ora confermate da una […]

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Il progetto, pensato per riqualificare la Stazione Centrale, si estenderà su 5000 metri quadri

A Milano si respira aria di cambiamento. Dopo l’annuncio dell’apertura imminente di un nuovo Museo del Design, le voci circolate negli ultimi giorni circa l’imminente apertura di un maxi mercato biologico con gli artigiani del cibo sono ora confermate da una data ufficiale di inaugurazione: il 7 aprile 2020 aprirà i battenti il Mercato Centrale, un progetto che darà nuova vita ai due piani della Stazione che si affacciano sul lato di piazza IV Novembre.

Mercato Centrale: una formula vincente

Si tratta di una formula già collaudata e di successo, nata a Firenze nel 2014 e poi esportata alla Stazione Termini di Roma e successivamente anche a Torino.
Il progetto, che vede ancora una volta protagonista la società di Umberto Montano che ha già operato negli altri progetti, è stato realizzato grazie alla ferma volontà  dall’amministrazione comunale, di Grandi Stazioni Retail e di Fs. Alla base di quest’iniziativa è soprattutto l’intento di riabilitare una zona spesso associata a fatti di micro criminalità, riqualificandola sia a fini commerciali ma anche trasformandola in un polo culturale.

Ristoranti, mercato bio e un progetto culturale

Lo spazio a disposizione è enorme: 5000 metri quadri, che ospiteranno trenta botteghe con un’offerta culinaria molto varia e interessante. Il progetto “artigiani del cibo” coinvolgerà circa 350 persone, per un investimento totale di 7 milioni di euro, con una previsione di circa 1000 posti a sedere.

Il nuovo Mercato Centrale non sarà solo un luogo di passaggio per chi è in transito a Milano, ma aspira a diventare anche un nuovo riferimento centrale per la città, attirando molte persone con la sua offerta culinaria ma anche con diversi eventi gratuiti in programma, conferendo così alla Stazione Centrale un nuovo ruolo.

All’interno dello spazio sono persino previsti un piccolo mulino e un caseificio, oltre che un mercato di prodotti bio, frutta e verdura, una macelleria e una pescheria.
Uno spazio di rilievo avrà anche il vino, per cui verrà allestita un’area dedicata e molto interessante e varia sarà anche la proposta di cucina internazionale.
E’ ancora presto però per sapere quali botteghe e fornitori saranno presenti al Mercato Centrale: per soddisfare questa curiosità bisognerà aspettare infatti i giorni precedenti l’inaugurazione.

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Sono oltre 7 milioni i gatti nelle case degli italiani, ecco come e perché festeggiarli oggi

Oggi e durante tutto il mese di febbraio gli amanti dei gatti faranno festa in tutta Italia, dove i mici domestici sono oltre 7 milioni.
Non è un caso se dal 1990 si usa celebrare proprio il 17 febbraio la festa nazionale del gatto: secondo una vecchia tradizione infatti, febbraio sarebbe il “mese dei gatti e delle streghe” e il 17 è il giorno da sempre associato alla sventura, che secondo una credenza popolare è comunemente legata ai gatti.

Dagli Egizi ad oggi, un amore che attraversa i secoli

Quello per i gatti è un amore che ha radici antichissime, tanto che già gli Egizi lo veneravano e avevano il culto della dea Bastet, raffigurata con un corpo di donna e il viso da gatto. A testimoniare questo legame profondo con i felini è anche il rinvenimento di numerose mummie di gatti all’interno di molte tombe egizie.

Alcuni mosaici a Pompei testimoniano la loro presenza anche nella società romana e fu la gatta Muezza a salvare Maometto dal morso di un serpente. Nel corso del Medio Evo invece i gatti vennero demonizzati e perseguitati in quanto associati alla stregoneria, ma nel Rinascimento furono riabilitati grazie al loro ruolo attivo nella vita dei villaggi, soprattuto in quanto rappresentavano un valido aiuto nella caccia ai topi.

Anche il poeta Francesco Petrarca amava molto i gatti e a lui viene attribuito l’aforisma

“L’umanità si può suddividere grossomodo in due categorie: coloro che amano i gatti e coloro che vengono puniti dalla vita”.

Anche la scienza ha dimostrato come vivere con un gatto in casa sia vantaggioso anche per il nostro benessere psico-fisico, tanto che adottarne uno allungherebbe la vita, sopratutto di chi soffre di patologie cardiovascolari.

Secondo un recente studio, il rapporto che lega l’uomo al proprio gatto domestico non è molto diverso da quello con i propri figli: come per i bambini il carattere e la salute fisica vengono influenzati dai genitori, anche per i nostri amici felini la personalità è determinata in modo significativo dal relazionarsi con i proprietari. 

L’Italia e l’amore per gli animali domestici

Il nostro Paese risulta essere al secondo posto in europa per numero di animali domestici: secondo una ricerca del 2019 condotta dal Censis sono presenti nel 52% delle case, con 53,1 animali da compagnia ogni 100 abitanti. Una recente ricerca ha dimostato che chi ha un amico a quattro zampe in casa è effettivamente più felice: vivere con un animale domestico migliora l’umore della famiglia e contribuisce a tenerla unita.
Anche per i pazienti con problemi di natura psichiatrica si ritiene che gli animali, soprattutto i cani, possano dare un sostegno concreto.

L’Italia è superata solo dall’Ungheria (54,2 ogni 100 persone), ma batte a sua volta Francia (49,1), Germania (45,4), Spagna (37,7) e Regno Unito (34,6).
In Italia gli animali domestici sono in tutto 32 milioni e in questa classifica i gatti sono al secondo posto; nelle case degli italiani ci sono infatti 12,9 milioni di uccelli, 7,5 milioni di gatti, 7 milioni di cani, 1,8 milioni di piccoli mammiferi (criceti e conigli), 1,6 milioni di pesci, 1,3 milioni di rettili. Il mercato degli alimenti per gatti fa girare ogni anno 1.089 milioni di euro solo in Italia.

Come e dove festeggiarli: gli appuntamenti imperdibili

Se è vero che la festa del gatto è il 17 febbraio, non è solo oggi che si festeggiano gli amati felini domestici. Sono tantissimi infatti gli eventi che, dal 15 febbraio al 21 marzo, saranno dedicati agli amici gatti.

A Milano sono in programma mostre, concerti, rassegne cinematografiche e incontri letterari in alcuni spazi come l’Ospedale Niguarda, il Wow Spazio Fumetto, il Crazy Cat Cafè e la Fattoria Parco Trotter.
Torna la Città dei Gatti e per l’occasione, da sabato 15 febbraio, sarà allestita la mostra a ingresso libero “Come il gatto con il topo” presso WOW Spazio Fumetto – Museo del Fumetto di Milano (Viale Campania 12).

Quest’anno il tema è un omaggio all’80esimo compleanno di Tom&Jerry: partendo dalle loro divertenti gag durate ben 8 generazioni, la mostra celebra, attraverso una serie di pannelli e albi originali, l’eterna rincorsa del gatto al topo che ha ispirato tante spassosissime avventure: da Crazy Cat, la gatta nera che negli anni Dieci si innamorava del topo Ignazio rimediando dolorose mattonate in testa, a Palla di Neve e Stuart Little, attraverso grandi classici come Gatto Silvestro e Speedy Gonzales, Topolino e Gambadilegno; non manca anche qualche eccezione dove gatto e topo sono amici, come negli Aristogatti, di cui quest’anno ricorre il 50° anniversario e che sarà protagonista di un appuntamento dedicato con proiezione speciale (sabato 21 marzo presso WOW Spazio Fumetto) con concerto finale.

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Cerotti smart, ecco come si potranno curare le ferite dei coralli https://lifestyle.datamanager.it/2020/02/14/cerotti-smart-ecco-come-si-potranno-curare-le-ferite-dei-coralli/ https://lifestyle.datamanager.it/2020/02/14/cerotti-smart-ecco-come-si-potranno-curare-le-ferite-dei-coralli/#respond Fri, 14 Feb 2020 09:18:03 +0000 https://lifestyle.datamanager.it/?p=202414 Biocompatibili e biodegradabili, i cerotti rilasciano farmaci in grado di curare le parti malate C’è una novità importante nel trattamento delle malattie dei coralli, minacciati  dalle infezioni provocate da inquinamento, cambiamenti climatici e dalle attività umane: grazie a cerotti smart, realizzati in Italia e basati sulle stesse tecnologie di quelli usati per curare le ferite […]

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Biocompatibili e biodegradabili, i cerotti rilasciano farmaci in grado di curare le parti malate

C’è una novità importante nel trattamento delle malattie dei coralli, minacciati  dalle infezioni provocate da inquinamento, cambiamenti climatici e dalle attività umane: grazie a cerotti smart, realizzati in Italia e basati sulle stesse tecnologie di quelli usati per curare le ferite sull’uomo, farmaci come antibiotici e antiossidanti potranno essere rilasciati  in modo controllato sulle parti malate.

I cerotti sono stati messi a punto dall’Istituto Italiano di Tecnologia (Iit) in collaborazione con il MaRHE Center (Marine Research and High Education Center alle Maldive) dell’Università di Milano-Bicocca.

La loro efficacia è stata provata mediante test specifici della durata di dieci giorni in acquario e di quattro mesi alle Maldive, sui coralli della specie Acropora muricata, tra le specie a rischio indicate dall’Unione Internazionale per la Conservazione della Natura (Iucn). Queste specie sono minacciate da oltre 40 malattie e finora non erano stati ancora sviluppati sistemi efficaci per la prevenzione o la cura.

Curare i coralli in loco

“Il trattamento consentirà di poter caricare nel primo cerotto farmaci specifici a seconda del tipo di infezione, da anti-batterici ad anti-protozoi e anti-fungini, così da creare un trattamento ad hoc per le specifiche infezioni dei coralli”, spiega Marco Contardi, del gruppo Smart Materials dell’Iit e anche primo autore dello studio. Successivamente viene applicato un secondo cerotto per sigillare la parte danneggiata, in modo da evitare ulteriori infezioni.

Si tratta di “una novità assoluta nello studio e nel trattamento delle malattie dei coralli”, aggiunge Simone Montano, del dipartimento di Scienze dell’Ambiente e della Terra (Disat) e del MaRHE center dell’Università di Milano-Bicocca. “Ad oggi, per limitare l’impatto di queste patologie, la tecnica che viene più comunemente utilizzata è la totale o parziale rimozione della colonia, con conseguente ulteriore danno alle comunità coralline. Grazie a questo studio – aggiunge – si potrebbe curare direttamente in loco i coralli malati permettendo una conservazione più efficace di uno degli ecosistemi naturali più meravigliosi del nostro pianeta”.
Secondo un recente studio la barriera corallina sarebbe danneggiata anche da un composto chimico presente nelle nostre creme solari, che ne logora il Dna, portandolo lentamente alla morte.

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